domenica 14 aprile 2013

Lo scrigno

Pensavo che il vento mi facesse danzare, e le foglie secche inzuppate di temporale cantare.
Pensavo che il sole mi vestisse del suo crisma tiepido, e che le ombre mi tatuassero docilmente come un pennello cinese intinto in inchiostro annacquato di Vodka.
Pensavo di profumare ancora di Autunno, e che il mio cappello mi proteggesse dagli spilli vacui della pioggia o dagli sguardi insistenti delle nuvole.
Aspettavo il tramonto per gustare l’imbarazzo senza che nessuno mi notasse, ed il primo mattino per asciugare le lacrime della notte dagli occhi, improvvisandole brina o rugiada.
Sognavo dolci incubi, crogiuoli caldi e soffici come cuscini, immagini paradossali ma possibili.
Credevo che non indossando un orologio il tempo mi aspettasse.
Ma quando ho sollevato il coperchio del mio scrigno, ho capito che ciò che c’era dentro non sarebbe stato per sempre. Quindi, l’ho richiuso.
Sto cercando di sincronizzare il mio respiro, il mio cuore e la mia incoscienza con il ritmo della musica. Quando ce l’avrò fatta, il mio scrigno diverrà un carillon.
Non dovrò più richiuderci nulla, anzi, potrò finalmente lasciarlo risuonare.

(Andrew, 10 Aprile 2013)

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