giovedì 3 dicembre 2020

"Virtuose e virtuosi in virtuale"

Ciao a tutti!

Torno a questa pagina, finalmente, dopo diverso tempo. L'occasione è molto interessante: il Conservatorio di Gallarate (presso il quale sto portando a termine la laurea di secondo livello in pianoforte) ha da poco più di un mese un nuovo direttore. Si tratta di Carlo Balzaretti, figura nota al panorama musicale, sia come pianista e musicista, sia per il suo ruolo di direttore presso i conservatori di Brescia e Como.

Sin dal suo arrivo, Balzaretti ha deciso di dare una sferzata di novità all'istituto Puccini, puntando molto alle possibilità di performance e di collaborazione diretta fra studenti e conservatorio. La prima iniziativa è proprio questo cartellone di concerti, "virtuose e virtuosi in virtuale", che ha una programmazione per il mese corrente di dicembre dedicata al pianoforte, ma che si propone di proseguire lungo l'anno accademico.

Le Salon Musical ha accettato di condividere questa novità sul suo sito, e a questo link è possibile leggere l'articolo che ho scritto a riguardo.

Lo riporto anche qui per esteso: 

“VIRTUOSE E VIRTUOSI IN VIRTUALE”: BALZARETTI E IL SUO ENTUSIASMO PER IL CONSERVATORIO DI GALLARATE

Da qualche settimana il Conservatorio pareggiato “G. Puccini” di Gallarate ha visto l'arrivo di un nuovo direttore: si tratta del M° Carlo Balzaretti, musicista di lunga esperienza, il quale ha già ricoperto il medesimo ruolo presso i conservatori di Brescia e Como.

Sin da subito Balzaretti si è prefissato di dare maggiore voce e visibilità al Puccini (oltre che di portarlo finalmente alla statizzazione, probabilmente entro la fine del 2021) approcciando con una prospettiva poliedrica e di tipo imprenditoriale. L'obbiettivo è quello di renderlo polo di attrazione e di riferimento per il varesotto e circondario, ampliando l'offerta formativa – già sono state attivate tre classi AFAM in più – e instaurando scambi, collaborazioni con l'esterno. Aprire le porte dell'istituto creando connessioni ed opportunità diversificate (come, ad esempio, masterclass estive svolte in sede).Quindi, non soltanto porre gli studenti al primo posto, con una continua e variegata possibilità performativa, ma collaborare con loro, coinvolgendoli il più possibile nel supporto gestionale, di produzione musicale, e amministrativo – collaborando attivamente con la segreteria, e assumendosi la gestione della parte social – al fine di garantir loro una formazione ad ampio spettro, adeguata ad affrontare il futuro lavorativo con preparazione.Ed è proprio con “Virtuose e virtuosi in virtuale” che si comincia: una serie di concerti che, in questo momento di oggettive limitazioni sul fronte live, sfrutteranno intelligentemente e al massimo le nuove risorse tecnologiche e virtuali messe a disposizione dal conservatorio. E' stata rinnovata la pagina Facebook (https://www.facebook.com/issmpuccinigallarate), e creati il profilo Instragram (https://www.instagram.com/conservatorio_puccini/) e il canale YouTube dell'istituto (https://www.youtube.com/channel/UCixVTEtGgYZuQjVfOzcxCMw/featured), attraverso i quali i concerti verranno pubblicizzati e trasmessi.Il cartellone, ad ora, prevede 4 appuntamenti dedicati al pianoforte, distribuiti sui Lunedì del mese in corso, più uno Giovedì 24; ma l'idea è quella di proseguire per tutta la durata dell'anno accademico, coinvolgendo mano a mano tutte le classi di strumento, comprese quelle di musica da camera e di musica di insieme, compatibilmente con le limitazioni vigenti.I concerti saranno tutti alle ore 20.30, e cominceranno il prossimo 7 Dicembre con l'esibizione della pianista Aurora Avveduto, recentemente laureata al triennio accademico con la guida del M° Giorgio Spriano. Il suo programma, intitolato “Chants d'Automne”, curioso perché tematico e di ricerca, affronta la stagione dell'autunno sotto varie luci e compositori di epoche differenti, fino ai giorni nostri, con Federico Maria Sardelli, compositore italiano contemporaneo, e il suo brano Pioggia d'autunno.Il 14 e il 21 Dicembre sarà il turno di tre giovanissimi pupilli del M° Irene Veneziano: Beatrice Distefano e Viktoria Esposito (rispettivamente di 14 e 13 anni, entrambe nella sera di Lunedì 14) e Gabriele Rizzo (11 anni – concerto di Lunedì 21). I loro programmi spazieranno dal barocco di Bach e Scarlatti fino ad opere di stampo decisamente più moderno, come le Danzas Argentinas di Ginastera, passando per Mozart, Chopin e Schubert.Il concerto di Giovedì 24 vedrà protagonista il duo a 4 mani Omonóos, composto da Silvia Gatti e Gabriele Salemi, entrambi storici allievi del M° Maria Clementi. Proporranno due opere di rilievo: la celebre Fantasia in Fa minore D.940 di Schubert e Ma Mêre l'Oye di Ravel, portando gli ascoltatori dalla densità meditativa – quasi sofferta – della prima all'atmosfera trasognata e fiabesca della seconda.

Il link per seguire i concerti è il seguente:

https://www.youtube.com/channel/UCixVTEtGgYZuQjVfOzcxCMw/featured

Questa l'immagine simbolo della iniziativa, creata dalla stessa Aurora Avveduto

A presto!

Andrew


martedì 21 luglio 2020

Rodolfo Saraco racconta il suo “Nel mare”

Ciao a tutti!

Dopo qualche tempo ho avuto occasione di scrivere. Questa volta ho fatto una interessata chiacchierata con il compositore - e pianista - Rodolfo Saraco, classificatosi secondo a un concorso di composizione sinfonica indetto dalla famosa orchestra I Pomeriggi Musicali.

Le Salon Musical ha accolto subito l'idea di una sorta di articolo-intervista, con la possibilità di fare parlare direttamente Rodolfo riguardo il suo brano Nel Mare.
Non mi dilungo e lascio il testo integrale dell'articolo, che comunque è possibile leggere a questo link:


"Rodolfo Saraco racconta il suo “Nel mare”

Un interessante concerto in programma per domenica 26 Luglio, alle 11, presso il Teatro Dal Verme di Milano: l’Orchestra I Pomeriggi Musicali, diretti dal celebre Gabor Takacs-Nagy, eseguirà la Sinfonia n.2 Op.36 di Ludwig van Beethoven e – in prima assoluta – la composizione classificatasi seconda al concorso di composizione indetto dalla stessa orchestra: trattasi di Nel Mare, poemetto per orchestra scritto dal giovane compositore Rodolfo Saraco.

Saraco è “figlio” del Conservatorio “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza, dove si è diplomato con il massimo dei voti sia in pianoforte che in composizione (studiando con il dedicatario dello stesso poemetto, il compositore Vincenzo Palermo). Numerose le sue esibizioni in veste di pianista solista e camerista, nonché le esecuzioni di sue opere in Italia come all’estero – Stylus, per pianoforte, eseguito dallo stesso autore, da Margherita Capalbo, Lodi Luka e Manila Santini; Morning Flower, per due arpe, proposto più volte dal duo “Images” (Fabrizio Aiello e Gabriella Russo).

Rodolfo ha piacevolmente conversato, lasciando qualche informazione sulla sua composizione:

    Ciao Rodolfo, una importante prima, per te, fra pochi giorni. Come ti senti?

Ciao Andrea! Sono davvero contento ed emozionato all’idea di ascoltare una mia composizione eseguita da una così importante orchestra, diretta peraltro da un’eccellenza quale è Gabor Takacs-Nagy.”

    Ho saputo che il concerto sarà replicato cinque volte…

Sì, esatto. In verità la data del 26 mattina sarà l’ultima delle cinque. Il 24 e il 25 Luglio ci saranno altre quattro esecuzioni – due al giorno: una alle 18 e una alle 21 – presso il Chiostro della Magnolia, sempre a Milano.”

    Raccontami un po’ di Nel mare e del concorso.

Nel mare si ispira liberamente alla celebre opera di Hemingway, Il vecchio e il mare. È un poemetto sinfonico scritto appositamente per l’organico dell’orchestra I Pomeriggi Musicali. Per il concorso – edizione 2019 – era infatti richiesta una composizione della durata massima di dieci minuti, senza l’uso di dispositivi elettronici.
Si compone di 4 parti, diverse per andamento e contenuti, senza soluzione di continuità. Partendo dall’immagine dell’ondeggiare tranquillo del mare all’alba, e di allontanamento verso il largo del pescatore – evocata da una sorta di ostinato affidato agli archi, che sostiene un solo di fagotto – passando per una sezione “di ricerca” in tempo di danza fino al concitato Allegro energico conclusivo, epilogo che richiama la pesca del famigerato marlin (trascinando Santiago con la sua barca per tre giorni e tre notti), ho cercato di ritrarre quattro momenti importanti del romanzo.”

    Come mai proprio Il vecchio e il mare?

Ho letto questo racconto durante l’adolescenza, ricordo di essere rimasto profondamente colpito. Di recente ho sfilato di nuovo il romanzo dalla libreria – tra l’altro, il 2019 è stato il centocinquantenario dalla nascita dello scrittore – e rileggendolo ho ritrovato significati che mi erano sfuggiti alla prima lettura e mi hanno dato spunti diversi per la stesura del brano. Probabilmente mi ha portato fortuna!

    Come definiresti il tuo stile compositivo?

Mi considero un compositore strumentale “tradizionale”, nel senso che utilizzo gli strumenti in modo non sperimentale. Non vado alla ricerca di impieghi inusuali. Anche se non mi considero legato al linguaggio tonale, sono comunque interessato alla sonorità tradizionale più che agli effetti insoliti ottenibili da usi alternativi (come ad esempio il suono del soffio nella canna del flauto, o la percussione sul corpo di un arco).

    Ti va di parlarmi della tua esperienza con Vincenzo Palermo?

Col M° Vincenzo Palermo ho trascorso l’intero corso di composizione, dal primo anno fino all’esame di Diploma – nel 2017. Abbiamo affrontato, approfondito e osservato da svariati punti di vista la materia, musicali come professionali. È stato per me costante fonte di stimoli musicali e preziosi consigli professionali. Non da meno, Palermo è un vero coltivatore di talenti: va ben oltre la semplice conoscenza della disciplina e del puro ruolo del docente, riuscendo a entrare in contatto con le caratteristiche e le attitudini dei suoi allievi, sviluppando i lati migliori di ognuno. Posso dire con certezza che, oltre a “semplice” maestro di composizione, è stato per me un maestro di vita. Infatti, Nel Mare l’ho dedicato proprio a lui."

A presto!
Andrew

martedì 9 giugno 2020

Collaborazione con Betapress.it

Ciao a tutti!

Con questo post vorrei annunciarvi l'inizio di una felice collaborazione: quella con la rivista online Betapress.it.
Ciò è per me una bella novità, che si aggiunge alla collaborazione con Le Salon Musical, che prosegue da ormai tre anni.

L'editore ha scelto di farmi "esordire" con una rivisitazione di un articolo che scrissi tre anni fa, e con il quale cominciai a scrivere proprio per Le Salon Musical. Si tratta di una disquisizione libera partendo da quel meraviglioso libricino che è Lettere da Endenich, libro scritto da Filippo Tuena (con la partecipazione di Anna Costalonga in qualità di traduttrice) nel quale si affrontano e si vivono gli ultimi anni della vita del compositore Robert Schumann, dopo il suo internamento presso l'omonimo sanatorio.

L'articolo può essere letto a questo link.

Spero di tornare presto con nuovi articoli e nuove notizie!
Per intanto vi saluto e vi abbraccio,

Andrew

venerdì 15 maggio 2020

Pletnev a Milano: fra Schubert, Čajkovskij e rivelazioni poetiche

Ciao a tutti!
ritorno qui dopo diversi mesi di assenza. Doveva essere un normale inframezzo tra un articolo e l'altro (uno dei quali ho pure mancato di condividerlo: lo farò ora) ma gli eventi mi hanno allontanato dal mio amato Metathymos per più tempo di quello che avrei voluto.
La situazione attuale, il Covid, ha colpito direttamente la mia famiglia a inizio Marzo, portandosi via mio padre. Ha portato via tantissime persone, prostrandoci tutti e mettendoci in condizioni ristrette e sollevando tantissime polemiche e punti interrogativi.

All'epoca - metà febbraio - avevo steso un articolo per Le Salon Musical in cui recensivo il concerto di Mihail Pletnev presso la Sala Verdi del Conservatorio di Milano. Un concerto che fece parlare molto, avendo lasciato tutti sconvolti per la bellezza e l'impatto forte sui presenti.
Eccolo:

"Pletnev a Milano: fra Schubert, Čajkovskij e rivelazioni poetiche

Un ritorno che ha scosso gli animi di molti, quello di Mikhail Pletnev alla Sala Verdi, lo scorso17 Febbraio per le Serate Musicali milanesi.
Pletnev da sempre lascia il segno come pianista capace di interdire – ne bene e nel male – l'orecchio e il cuore di molti ascoltatori; solleva tanto polemiche quanto esaltazioni, pareri discordanti, seduzioni e disturbi. Trascina dietro di sé le masse che ne apprezzano le scelte interpretative, il controllo sovrumano del suono e le personalissime visioni sulla musica, così come quelle che in esse, differentemente, ci vedono artificiosità, maniera.
Già un anno fa si era parlato di lui, in riferimento a un'altra sua apparizione in Sala Verdi, quale musicista assoluto, assorto e distaccato allo stesso tempo, capace di aprire finestre su mondi che altri non sembrano scovare; un esasperato curatore del suono, che insegue un'idea che pare quasi presistente, disegnata sul silenzio come un'afferrabile chimera, tanto forte da riuscire a spingere le oscillazioni di velocità e le articolazioni di fraseggio al limite senza perdere un'impressione, condivisibile o meno che sia, di forte e lucida coerenza interna.
Ma il concerto dello scorso Lunedì ha avuto veramente qualcosa di sentito e compreso da tutti, qualcosa di estremamente convincente e penetrante. Tralasciando per un attimo tutto ciò che riguarda il “puro” pianismo di Pletnev, le sue scelte di suono, di tempo, di agogica e quant'altro, pare che il pianista russo abbia offerto al pubblico milanese un concerto tanto destabilizzante quanto unanimizzante, inclusi i frequenti “però” che in altre occasioni avrebbero potuto ottenere parimenti eco, o le oscillazioni di atteggiamento dello stesso pianista, capaci di influenzare anche di molto la percezione che se ne riceve.

Il programma prevedeva due Sonate di Franz Schubert, l'Op.164 D.537 in La minore e la più nota Op.120 D.664 in La maggiore, e l'intera raccolta delle Stagioni Op.37a di Čajkovskij.
L'attacco del primo movimento, Allegro ma non troppo, della schubertiana Op.164 pare non del tutto convinto, l'attacco è pieno ma al contempo avviene mollemente, come se Pletnev non riesca ancora mettersi del tutto a proprio agio sul palco. Per carità, il suono è sempre meraviglioso, non mancano guizzi davvero interessanti, trattamenti semi-sinfonici del pianoforte (che mettono in risalto le doti di direttore dello stesso musicista) ma si torna a quel senso di “estraneità” non solo dalla Sonata, ma dal luogo e dal tempo in cui il pianista si trova. Un distacco che è difficile definire quanto voluto oppure inevitabile e schiacciante. Soltanto quando sopraggiunge il tema in la bemolle maggiore nello sviluppo si ha la sensazione di essere “con lui”: noi ascoltatori, ma soprattutto la Musica in rapporto con il pianista.
Anche l'inzio del tempo successivo, Allegretto quasi andantino, ha un'apparente poca partecipazione istintiva – innegabile, comunque, un bellissimo balancing fra il legato della mano destra sopra lo staccato della sinistra, ottenuto quasi integralmente senza l'uso del pedale di risonanza – per poi sterzare verso una maggiore empatia con il pianoforte.
Quasi opposto è l'approccio al conclusivo Allegro vivace, movimento in cui Pletnev pare cominciare davvero a divertirsi, lasciarsi andare; lo stesso vale, in modo ancora più evidente, per il terzo tempo della Sonata D.664, Allegro, eseguito con un piglio alquanto rapido e leggero, mettendo in luce tutte le sue risorse sopraffine: scale rapidissime in pianissimo sciorinate con nonchalance, temi cantabili sensibili, accompagnamenti ben caratterizzati; fraseggi interessanti e imprevedibili che, qui, lasciano l'uditorio quasi esaltato, richiamando il pianista più volte sul palco a conclusione della prima parte del concerto.
E' davvero sorprendente vedere come le personalissime scelte interpretative di Pletnev siano sorrette da una enorme convinzione. Ma non quella convinzione, quasi superba, di un pianista in possesso di doti inumane che ne fa sfoggio: Pletnev è un vero cercatore, uno scultore. La sensazione che si riceve è quella di un musicista il cui sguardo sulla musica, sui brani che esegue di volta in volta, non sia frutto di un mero occhio analitico sulle parti o sulla tradizione esecutiva, ma su una rivelazione interiore che sgorga da sola, e che la perfetta connessione mente-corpo-spirito del pianista riesce a portare all'esterno come una rivelazione quasi profetica.
Perché, per quanto sia possibile criticare le interpretazioni di Pletnev, la sensazione di coerenza interiore e di chiarezza di visione è schietta, e innegabile: può sembrare un po' troppo personale per alcuni, ma Pletnev porta avanti tutto ciò con la fede sincera di un devoto alla Musica che non è certo scevro da domande e riflessioni profonde.
Tornando a Schubert, e alla Sonata Op.120, non si può non fare menzione ai primi due tempi, e in particolare al secondo, Andante, probabilmente il picco più alto di tutta la serata, ha commosso l'intera Sala Verdi. Non sono mancate, infatti, nei giorni successivi, numerose condivisioni sui social, sottolineando la bellezza “orchestrale” e di concezione di questo meraviglioso adagio, parso come un nuovo pezzo per quanto rimanendo comunque quello che tutti conoscono. Il suono pastoso eppure come lontano, appartenente a un orizzonte più ampio e distante, melodie tracciate con enorme dolcezza, una dolcezza consapevole, come un sapore ben conosciuto.


La seconda parte ha visto una esecuzione di pari valore. Le Stagioni Op.37a di Čajkovskij sono state cesellate una ad una, con pazienza e uno sguardo acuto sulla scrittura, portando la raccolta a “racconto”. A libro di brevi fiabe, ad album di fotografie.
Partendo da Gennaio, Au coin du feu, l'impronta narrativa è eloquentissima – il suono quasi da quartetto d'archi o di fiati – e ciascun ritorno del tema principale ha qualcosa di nuovo. Bellissima la sezione centrale, con degli arpeggi liquidi e delicatissimi.
Altri momenti meritevoli di considerazione sono stati sicuramente Aprile, Maggio e Giugno. Un trittico che si sarebbe quasi potuto isolare quale micro-raccolta a sé stante. Il primo, Perce-neige, con un accompagnamento perfettamente incasellato senza mai cedere (altro segno di come Pletnev abbia, parimenti a visioni molto personali, attenzioni molto oggettive sugli aspetti tecnici e di partitura) ed una melodia tenera, fragile ma mai debole. Quindi Les nuits de mai, meno “sentimentale” rispetto ad altre esecuzioni, eppure schiettamente parlante: a tratti è parso quasi di udire un brano di Robert Schumann, con la figura del suo poeta che parla. E poi Giugno, Barcarolle, eseguito più mosso che in passato – che risulta nonostante ciò ancora più suadente e di impatto – tiene viva la tensione e l'attenzione fino agli ultimi palpiti delicatissimi.
Ancora da menzionare, prima della chiusa con Noël di Dicembre, è Novembre, Troika, che al pari dei terzi movimenti delle sonate schubertiane offre a Pletnev tutte le occasioni di stupire il pubblico ancora una volta: davvero sconvolgenti certi rapidi mormorii in pianissimo, anche nel registro medio-grave, di una cristallinità veramente preziosa.
I continui applausi richiamano il pianista per ben tre bis: il celebre Impromptu in Sol bemolle maggiore Op.90 n.3 di Schubert, eseguito meravigliosamente con un controllo del suono al limite del possibile; la Mazurka in la minore Op.67 n.4 di Chopin (notevole la sezione centrale) e il Rondò in Re maggiore K.485 di Mozart."

L'articolo è possibile leggerlo anche sul sito de Le Salon Musical a questo link.

Sperando sia questa la ripresa dell'attività di questa pagina a cui tengo tanto.

Un saluto a tutti!
A.