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giovedì 13 ottobre 2022

L'Inserto Musicale, incontri di divulgazione sulla musica

Ciao a tutti!

Ieri sera è cominciato "L'Inserto Musicale", un mio progetto di incontri di divulgazione sulla musica. Il progetto è stato accolto calorosamente dall'associazione culturale Spazio Heart di Vimercate, e dalla sua presidente Simona Bartolena.

Sono veramente contento che questa mia idea abbia potuto trovare uno sbocco al di là dei soli contesti dedicati agli "addetti" alla musica (come ad esempio è stato per Vinyl Vintage Venue, in collaborazione con il Conservatorio Puccini di Gallarate). Perché arrivare anche a chi non ha - o non ha avuto l'occasione di avere - una formazione musicale, è qualcosa per me di molto importante.

Credo che la mia fotografia qui sotto parli senza bisogno di aggiungere altro 😊

Vi terrò aggiornati sugli sviluppi.

A presto!

Andrea

mercoledì 14 settembre 2022

Casia Flos riscopre Domenico Obizzi

Ciao!

Dopo la pausa estiva rieccomi qui. Vorrei condividere un'intervista molto particolare che ho realizzato per Le Salon Musical. I protagonisti sono i Casia Flos, alias il duo formato da Stefano Somalvico e Cinzia Prampolini, i quali si sono uniti ad altri valenti musicisti per realizzare un progetto veramente interessante.

Il protagonista è un compositore italiano dell'area veneziana, vissuto in piena epoca di peste e forse da essa stessa portato via in giovanissima età: Domenico Obizzi.
Casia Flos, durante le prime fasi della pandemia da Covid, ha scelto i Madrigali et Arie per voce sola, e ne ha realizzato una incisione in digitale accompagnata da un volume contenente sia l'intero corpus dei testi che le partiture.


L'intervista è già uscita su Le Salon Musical, a questo link. Ma la condivido come sempre qui sotto, per esteso:

"Casia Flos è un ensemble vocale e strumentale specializzato nel repertorio compreso tra il medieovo e il Barocco. Fondato da Stefano Somalvico (dulciana) e Cinzia Prampolini (soprano), ha all’attivo diverse incisioni e concerti. A breve sarà presentato, in prima assoluta, il loro ultimo disco “Sospiro Amoroso”, dedicato al compositore veneziano Domenico Obizzi – autore vissuto in pieno periodo di peste, e ahimè mancato troppo presto.

Per l’occasione, ho realizzato un’intervista all’ensemble, che ha accettato con molto piacere di rispondere a qualche domanda.




Come nasce questo progetto su Obizzi?

C: Seduti al tavolo di un’osteria veronese nel primo periodo post pandemia, e facendo il cosiddetto “pensatoio creativo”, a me venne in mente un autore che avevo affrontato, tempo addietro, per un esame di retorica in Conservatorio: si trattava proprio di Domenico Obizzi. Ne parlai a Stefano, anche perché avevo notato che non c’era praticamente nulla di edito a riguardo. Così ci siamo messi a ricercarne le partiture. Saltò subito all’occhio la bellezza e la freschezza della sua musica.

Chi era Obizzi? A quale periodo appartiene?

S: Qui credo sia necessaria una piccola digressione per spiegare chi è Obizzi, e come contestualizzarlo: Il Barocco è una delle tante tensioni che vennero a svilupparsi nel corso del Seicento. Superato lo spazio razionale e il manierismo rinascimentale, sviluppatosi prima in ambiente artistico, poi letterario, e successivamente musicale, il Barocco ha in sé tendenze artistiche molto diverse tra loro, di paese in paese, che a volte si dubita di poterle ridurre a un unico fenomeno culturale. È in questo contesto che ha luogo la brevissima esistenza di Domenico Obizzi. Cosa sappiamo di questo musico? Che nacque presumibilmente nel 1611, e che nel 1627 fu assunto come “putto soprano” (quindi, come cantore) della Cappella Marciana, diretta da Monteverdi. Poco, pochissimo, praticamente null’altro… Non si hanno più notizie di lui dopo la peste veneziana del 1630, ragion per cui supponiamo che quell’epidemia possa aver mietuto anche lui, a soli 19 anni.

È piuttosto curioso che questo progetto coinvolga un giovanissimo compositore vissuto in un momento storico di grande epidemia. C’è qualche relazione con il momento allora presente, con il fatto che fossimo noi stessi immersi in un contesto affine?

C: Quello, a dire il vero, è stato il primo segno che ci ha convinti a continuare con il nostro progetto, e a portarlo fino in fondo. L’assonanza tra quel che stavamo vivendo con il Covid e la peste del 1630 era palese. Al contempo, vedere che la musica di Obizzi sia sopravvissuta e giunta fino a noi, che i Madrigali e le Arie a voce sola siano stati da lui composti a soli 15 anni, ci è sembrato un chiaro segno che qualcosa a suo riguardo era doveroso realizzarlo.

Parliamo ora un po’ più strettamente del contenuto dell’opera: i Madrigali e le Arie a voce sola. Che stile hanno? Quali sono le loro peculiarità?

S: Le composizioni del Libro Primo aderiscono chiaramente alle forme e alla retorica del periodo, ma sono permeate dalla quella freschezza e spontaneità tipiche dell’adolescenza. L’amore e la bellezza, cantate in modo “artificioso” e retorico; il piacere che viene dalla contemplazione della natura; e, allo stesso tempo, il senso di caducità del tutto, del passare inesorabile del tempo, del confronto tra la vita e la morte.
Rinnovando la poetica musicale mediante il ricorso al meraviglioso, allo “strano” e allo sbalorditivo (in poesia è detto Concettismo), Obizzi mostra, sovente, un panneggio ricco di grande sensualità e dolcezza, senza mai perdere in naturalezza.

I testi che Obizzi sceglie per i suoi madrigali e arie sono di Pietro Michele. Potete parlarci di questo autore?

C: I lavori poetici di Michiele trovano perfetta coesione con lo stile di Obizzi. Michele nacque nel 1603 da una nobile famiglia veneziana e fu membro dell’Accademia degli Incogniti. Genio alquanto precoce, mostrò il suo talento soprattutto in lavori di stampo strettamente marinista.

Il passo di decidere di incidere l’intera monografia dei Madrigali e Arie a voce sola è stato praticamente istantaneo. Contattata l’etichetta Torculus Records e il suo lungimirante editore Paolo Pozzi, è poi bastato reperire i musicisti per registrare i 32 tra madrigali e arie (in pieno lockdown). Artisti di fama internazionale, che furono entusiasti all’idea di ridare vita alla musica di Obizzi: Pietro Prosser (tiorba e chitarra spagnola), Marco Vincenzi (spinetta attiorbata), Maria Christina Cleary (arpa), e Rodney Prada (viola da gamba e lirone).

S: Questo progetto discografico, realizzato in digitale, diventa un supporto fisico grazie alla collana “Le Pagine di Euterpe” di KDope Editore. Abbiamo deciso di realizzare un libro contenente i testi di Pietro Michiele, gli spartiti dell’edizione del 1627 e il richiamo alla pubblicazione digitale tramite QR code. Una formula forse non nuova, ma senza dubbio la migliore per rendere giustizia al nostro intento di riportare alla luce uno spaccato di vita incredibile e una musica di altissimo livello.

So che la presentazione avverrà a breve e in un contesto molto particolare. Volete darci qualche dettaglio?

C: Certamente! Sarà il 26 di Settembre, alle ore 18, presso il Salone degli affreschi della Società Umanitaria (Via San Barnaba, Milano - ndr). L’ingresso è libero. Si tratta di una felice occasione, perché siamo stati invitati da Michele Marzulli, presidente della LIDU, la Lega Internazionale Diritti dell’Uomo, in occasione del centenario dell’associazione."


In attesa di tornare qui con tante novità... 

Andrew

sabato 30 aprile 2022

Andrea Cantù racconta la prima edizione del suo Festival Pianistico Internazionale Lago di Lecco

Ciao!

Dopo tantissimo tempo torno qui per condividere con voi un articolo scritto in questi giorni per Le Salon Musical che mi sta abbastanza a cuore. Si tratta di un'intervista che ho fatto ad Andrea Cantù, pianista lecchese (come me) nonché direttore artistico del Festival Pianistico Internazionale Lago di Lecco, che è stato inaugurato proprio quest'anno.

L'articolo può essere letto a questo link, oppure qui di seguito:

"Andrea Cantù racconta la prima edizione del suo Festival Pianistico Internazionale Lago di Lecco

Il territorio lecchese, del quale anche il sottoscritto è natio, ha recentemente visto la nascita del “Festival Pianistico Internazionale Lago di Lecco”, ambizioso progetto musicale del giovane pianista Andrea Cantù, anch’esso lecchese. I quattro concerti si sono svolti presso la Casa dell’Economia, ed hanno ospitato musicisti di rilievo, quali Pascal Rogé (in duo a quattro mani con Barbara Binet), Yehuda Inbar, Sinziana Mircea; e lo stesso Andrea Cantù – che per l’occasione ha eseguito l’integrale dei 27 Studi di Chopin.

Ecco a voi un’intervista realizzata qualche giorno fa al Direttore Artistico:

Da poco si è conclusa la prima edizione del Festival Pianistico Internazionale da te organizzato. Come è nato questo progetto? L’hai realizzato da solo?

La mia idea era anzitutto quella di portare a Lecco una ventata di musica internazionale di alta qualità, ma anche di valorizzare la mia collezione di pianoforti storici e fortepiani, rendendoli protagonisti di eventi unici e indimenticabili. Il progetto è stato pensato e realizzato da me, ma non posso evitare di pensare e di ringraziare per il prezioso supporto organizzativo alcuni membri della mia associazione Cantici di Libertà, così come, per il supporto economico, diverse realtà pubbliche e private del territorio.

Per i concerti è stato adottato, come hai detto, un pianoforte “storico”. Di che modello si trattava?

È stato utilizzato un pianoforte grancoda Erard del 1867, appartenuto al compositore Vincenzo Tommasini, e prima ancora al padre Oreste, importante storico e diplomatico. Si tratta di uno strumento particolarissimo: oltre che essere, dal punto di vista estetico, una meravigliosa opera d’arte – con i suoi profili di ottone incastonati in un palissandro del Rio leggermente scurito, e la sua tastiera in avorio perfettamente conservata – è diretto testimone e rappresentante di quella che si può definire come la “golden age” di costruzione dei pianoforti ottocenteschi francesi, amati dai più grandi musicisti del tempo, quali Liszt, Moscheles, Thalberg.

Da dove è venuta l’idea di affidarsi a uno strumento di questo tipo?

L’idea di regalare al pubblico del Festival l’ascolto di musica di Schubert, Chopin, Ravel e molti altri, attraverso uno strumento del genere, è nata dalla volontà di ricreare alcune atmosfere magiche che questo speciale Erard, un po’ come una macchina del tempo, riesce naturalmente a evocare. Essendo, inoltre, lo strumento legato a Vincenzo Tommasini, l’intenzione era anche quella di ricordare il compositore romano e di farlo conoscere a un pubblico più ampio rispetto a quello ultra-specializzato dei musicofili. Personalmente, infatti, ho scelto di aprire il mio concerto proprio con un suo pezzo, una sua toccante berceuse dedicata ad Alfredo Casella, suo intimo amico.

Che accoglienza hai riscontrato da parte del pubblico, dall’ambiente lecchese in generale, e dagli artisti che hanno preso parte al Festival?

Riporto direttamente un messaggio, che secondo me condensa tutto, ricevuto da parte di uno spettatore alla fine del Festival: “Un ringraziamento di cuore per le belle giornate di musica, una boccata di ossigeno in un panorama di desolazione. Un abbraccio affettuoso, a presto”.

Amplierei il discorso dell’accoglienza del pubblico a un panorama che, a partire da quello lecchese, si vuole aprire, passo dopo passo, anche al mondo: già a questa prima edizione sono giunte persone da Svizzera, Toscana, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto. È un ottimo segno, che delinea l’orientamento da seguire per il futuro: l’internazionalizzazione. Per quanto riguarda, poi, la percezione del Festival da parte degli artisti coinvolti (provenienti da Francia, Israele, Italia e Romania) abbiamo ricevuto molti apprezzamenti, nonché entusiasmo e affetto.

Hai in mente altre idee per il futuro? Ci saranno altre edizioni?

Anche a seguito degli incoraggiamenti ricevuti, farò di tutto perché il Festival possa proseguire nei prossimi anni e divenire una realtà sempre più importante, coinvolgendo per ogni nuova edizione un diverso pianoforte storico."







A presto spero!

Andrew