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mercoledì 17 ottobre 2018

Alcuni volti della Russia del '900: il duo pianistico Costa – Casanova (Sala del Trono c/o Palazzo Visconti di Brignano Gera d'Adda, “Il Castello Armonico”, 14 Ottobre)


Ciao a tutti!
Eccomi qui dopo qualche tempo con un nuovo articolo scritto per Le Salon Musical. Questa volta il concerto era dalle mani di due pianisti che conosco ormai da qualche anno, Sara Costa e Fabiano Casanova, che hanno regalato un'ora abbondante di musica davvero interessante e ben eseguita.
Qui potete trovare l'articolo editato dal sito. Condivido il testo anche qui, come sempre:

"Alcuni volti della Russia del '900: il duo pianistico Costa – Casanova

Un concerto dal programma corposo e ricercato, ma soprattutto interamente composto da musica russa quello del duo pianistico di Sara Costa e Fabiano Casanova: dalla Gogol Suite di Schnittke, passando per il Concertino di Šostakovič fino alla Seconda Suite di Sergej Rachmaninov. Nella splendida Sala del Trono del palazzo visconteo di Brignano Gera d'Adda, abbracciata da un coro di raffinati affreschi, la scorsa domenica il duo ha emozionato il pubblico con un'ottima preparazione e un'intesa musicale notevole.
La poetica di Alfred Shnittke spinge – costringe, si direbbe quasi – atteggiamenti compositivi diversi a incontrarsi, a coesistere, concorrendo a creare atmosfere e sonorità nuove (si pensi, ad esempio, ai suoi Concerti Grossi, nei quali il nome, richiamando probabilmente quelli del grande Corelli, titola opere musicali dagli aspetti estremamente variegati, quasi dei collages di stili completamente differenti fra loro). Tali atmosfere e sonorità possono lasciare non poco “spaesati”, tanto per la tonalissima semplicità di certi materiali tematici quanto per l'effetto che si ottiene accostandoli a linguaggi meno consonanti. Non mancano, peraltro, nella Gogol Suite, palesi citazioni di autori antecedenti: spicca qui, su tutte, l'incipit della Quinta Sinfonia di Beethoven, con cui l'autore chiude in sospensione (non solamente armonica) l'Ouverture. A questa si succedono ben 6 altri brani dai titoli enigmatici e, se vogliamo, anche un po' bizzarri: “Il ritratto”, “Il cappotto”, “I burocrati”, “Il ballo” e “Il testamento”. Gli ultimi due, senza togliere alcunché ai precedenti – specialmente a Il ritratto, lungo brano che mette in luce tutta la dimestichezza di Schnittke con la musica da film – hanno colpito per le atmosfere cangianti e la forte identità espressiva dell'esecuzione. Il ballo, con un tempo di valse, poi à la mazùr, e poi ancora quasi di polka, trasporta l'ascoltatore fra salotti un po' enigmatici e misteriosi, danze popolari che, però, subendo quelle “sporcature” tipiche dell'autore, trasfigurano l'immaginario rendendolo più attuale, più vicino, meno sontuoso eppure tanto curioso. Bellissima la sezione in Allegro, eseguita con il giusto piglio. Ancor di più, Il testamento, con quella lenta conclusione su una melodia presa quasi in ostinato, che pare non riuscire a riposarsi, disturbata da isolati – e un po' desolati – accordi dissonanti.
Dopo Schnittke è Šostakovič a prendersi il palco, con un brano piuttosto noto alle formazioni di duo pianistico: il Concertino Op.94, in La minore. Il titolo rende piena giustizia al tipo di scrittura pianistica, chiaramente evocativa di un'immaginaria orchestra (forse da camera?). In taluni frangenti l'opera non manca di preludere il successivo meraviglioso Concerto per pianoforte n.2, per i tipici lunghi passaggi a due ottave di distanza, la propulsione motivica quasi marziale e l'energia vigorosa contrapposti a momenti più quieti e cantabili. Il senso dell'insieme è stato reso perfettamente da Sara e Fabiano, con il giusto balancing coloristico e una sincronia ritmica chiara e praticamente ineccepibile.
Infine, la bellissima – nonché celebre – Seconda Suite Op.17 di Rachmaninov. Scritta nel 1901, differisce dalla prima (l'Op.5, del 1893) per l'assenza di palesi richiami poetici, e per il fatto che i nomi dei quattro tempi in cui si articola sono molto più tradizionali e legati alle forme musicali che alle ispirazioni personali.
L'Introduzione, in tempo di marcia, mette in luce tutta la pienezza e il calore della scrittura pianistica del compositore russo, alternando passaggi omoritmici ad altri più contrappuntistici. Degno di nota è il poderoso corale in fff dell'ultima parte, eseguito con un vero senso di maestosa grandezza. Il Waltz, dal tiro spigliato e leggero, è stato uno dei momenti più alti dell'intero concerto: da ricordare, in particolare, le sezioni meno mosse, nelle quali Rachmaninov sembra intessere le stupende melodie spiegate che riverserà nel famosissimo Concerto per pianoforte Op.18: qui il duo, unendo a un bel suono disteso, sereno ma vibrante la scelta di un tempo sensibilmente più tranquillo, ha fatto trasparire tutta la ricchezza espressiva del brano. Quindi la Romance, dai toni eterei e morbidi, e dalla cantabilità più intensa e profonda, quasi “da brughiera” – l'atmosfera è infatti molto simile a quella del lied Lilacs, dallo stesso Sergej rielaborato per pianoforte solo. Il fraseggio nobile ed eloquente è stato gestito ottimamente. A chiusa, una focosa, grintosa e affilata Tarantella, tanto ardua d'esecuzione – ottima la scelta di una sonorità meno “secca” del consueto, e l'esaltazione di voci interne sovente un po' lasciate sottotono – quanto ricca di temi in insinuazione l'uno nell'altro (o l'uno sopra l'altro), tiene per l'ultima manciata di minuti il pubblico sul filo del rasoio per poi esplodere in un fortissimo conclusivo.
Tanti gli applausi regalati ai due pianisti, che, in cambio, concedono ben due bis: un caldo e sinuoso Tango di Samuel Barber, e uno stravagante By Strauss di George Gershwin."







A presto!
Andrew

venerdì 14 settembre 2018

“Un viaggio dal Mediterraneo all'Europa del Nord, ma a passo di danza”, il Quartetto Guadagnini a SpazioTeatro89 (MiTo Settembre Musica 2018)

Ciao a tutti!

Un nuovo mio articolo per Le Salon Musical, dopo uno splendido concerto del Quartetto Guadagnini per la stagione MiTo, a SpazioTeatro 89.
Eccone il testo:

Un viaggio dal Mediterraneo all'Europa del Nord, ma a passo di danza”,
il Quartetto Guadagnini a SpazioTeatro89 (MiTo Settembre Musica 2018)


Un programma molto interessante e dai molteplici fils rouges quello proposto ieri sera, 13 Settembre, a Milano dal Quartetto Guadagnini. Dal Kaiserquartett haydniano al focoso Quartetto Op.27 di Grieg e passando per Hugo Wolf, questa giovane formazione – nata nel 2012 e arrivata presto a tenere recitals in prestigiose sale e teatri, oltre che registrare le composizioni di autori contemporanei come l'italiana Silvia Colasanti – ha saputo rivelare tutti gli aspetti che animano le musiche messe in programma.
Sin dal primo attacco si è potuta notare la ricercatezza del fraseggio e delle belle sonorità, quel grazioso ben noto del grande Haydn; la spigliatezza ritmica, la cantabilità – distesa, espressiva, piena, ma senza sentimentalismo – del Poco adagio, cantabile, tema (con variazioni) noto ai più per aver preso il posto dell'inno nazionale tedesco. Vigoroso anche il Presto, che sembra sterzare improvvisamente la lietezza generale degli altri movimenti della composizione e illudere una chiusura d'opera dall'umore teso e combattuto, ma che, come una strizzata d'occhio, si risolve in un luminoso e riappacificante Do maggiore.
Quindi ecco la ben nota – e suonata – Italianische Serenade, primo tempo di un'ipotesi di suite del compositore. Wolf stesso infatti, nelle lettere, accenna ad un secondo movimento già completato, ma del quale non si conoscono che 45 misure, abbozzate. Si conosce, inoltre, anche qualche pagina di una Tarantella, che avrebbe dovuto occupare il movimento conclusivo, ma che Wolf non portò mai a termine. La Serenata Italiana ci trasporta in un universo danzato, vibrante ed eccitato, che non cede mai la tensione. Il Quartetto Guadagnini ha pienamente reso quest'emozione, con mille giochi di suoni, fraseggi imprevisti ed esaltazioni delle cangianti armonie, tanto da rendere questa composizione qualcosa che “sapesse di nuovo”.
Dopo una breve pausa, la seconda parte del concerto è dedicata al Secondo Quartetto per archi Op.27, in Sol minore, di Edvard Grieg. Quest'ampia pagina di musica – totalmente, ininterrottamente pervasa di passione e di slancio – ci sposta di colpo dai profumi mediterranei ai paesaggi norvegesi, eppure restando aggrappata al tacco dell'Europa grazie alla scelta di un frenetico e febbricitante Presto al Saltarello a chiudere l'opera. Il primo tempo, Un poco Andante – Allegro molto ed agitato, mostra senza remore né attese il suo carattere focoso – a tratti veemente, rude: la scrittura è quasi sempre densa, e la sonorità piena; l'insistenza delle appoggiature rende il discorso “affannato”, quasi ansimante, tormentato. La Romanze che si innesta fra il primo tempo e l'Intermezzo – il quale non manca affatto di input popolari, pur avendo un'impronta massiccia come il primo movimento – è inizialmente dolce e sinuosa, ma, al suo centro, serba un'ulteriore inquietudine, qualcosa che ci desta dalla pace iniziale (prima di ritornarci nuovamente, come ogni Romanza che si rispetti).
Non si può non fare accenno alla bravura del Quartetto nel rendere tutto questo aufschwung musicale, questa multiformità di sentimenti e di scritture musicali. In particolare il primo violino, Fabrizio Zoffoli, che ha dato prova di una padronanza strumentale tecnica ed espressiva veramente notevole.
Dopo tre scrosci di applausi il Guadagnini regala come bis un'imprevedibile e metamorfica Polka di Šostakovič (tratta da The Golden Age), dando una volta di più saggio dell'abilità esecutiva, della cura dell'insieme e della comunione di intenti, caratteristiche necessarie a fare ottime sintesi anche di brevi composizioni così “bizzarre” e piccanti.”


A presto!
Andrew