Visualizzazione post con etichetta string trio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta string trio. Mostra tutti i post

mercoledì 24 luglio 2019

Piccole gemme e celebri capolavori a “Città Alta Chamber Music Week”

Ciao a tutti!

Dopo diverso tempo e alcune vicissitudini torno qui. Lo scorso mese di Giugno è stato denso e alquanto impegnativo (non che questo Luglio sia stato calma piatta!), ma mi ha regalato un bel momento di musica nel concerto della sera del 21, con un pubblico caloroso e attento.
Dedicherò al concerto un piccolo post, ma ora sono qui per condividere l'ultimo articolo scritto per Le Salon Musical dopo l'ascolto di uno dei concerti conclusivi della masterclass "Chamber Music Week" di Bergamo.
Ecco il testo integrale, che potete comunque leggere anche sul sito a questo link:

"Giunge quest'anno alla terza edizione la “Città Alta Chamber Music Week”, una masterclass di musica cameristica della durata di una settimana, nata da una felice collaborazione tra il Conservatorio “Gaetano Donizetti” di Bergamo e la concittadina Fondazione MIA che consente a studenti provenienti sia dall'Italia che dall'estero di approfondire il repertorio dedicato agli strumenti ad arco (con o senza la partecipazione del pianoforte o di altri strumenti) con una squadra di docenti dalla nota maturata esperienza cameristica: Claudio Mondini e Francesca Monego per il violino, Jörg Winkler per la viola e Thomas Ruge per il violoncello.
Sabato 20 Luglio scorso si è svolto uno dei concerti conclusivi di questa Chamber Music Week, e si è potuto assistere a un saggio del lavoro svolto da ragazzi giovani e giovanissimi.
Il repertorio proposto non è stato, si può dire, affatto prevedibile o consueto, ma anzi, toccava brani e autori spesso poco considerati.
Il via, infatti, è stato dato con il compositore Ignaz Pleyel: il duo di violini formato da Ambra Loriga e dal M° Claudio Mondini ha eseguito il Duetto Op.48 n.1 in Sol maggiore, pagina breve e leggera in tre movimenti, datata 1806, d'ispirazione pre-romantica.
Quindi è stato il turno dei Deux Interludes di Jacques Ibert, per flauto, violino e pianoforte. Unica composizione del concerto a uscire dall'organico per soli archi e prendere in causa strumenti altri. Qualche piccola incertezza di insieme negli attacchi non hanno privato di gustare lo stile mutevole e l'atmosfera un po' trasognata di questi pezzi, specialmente nel secondo, Allegro vivo, che ha visto una buona resa soprattutto nella parte violinistica.
Da un trio si passa a un altro, ma tornando alla formazione per soli archi: un Andantino, estratto dal Trio in Sol minore per due violini e violoncello di Borodin, brano struggente e di non semplice gestione, anche per la sua struttura – come, ad esempio, il breve episodio in pizzicato prima della ripresa del tema principale, sostenuto da un violoncello fisionomicamente quasi passeggiato, desta qualche sorpresa nell'ascoltatore.
Successivamente, la prima composizione per un organico di quartetto d'archi della serata, il Capriccio dai Quattro pezzi per quartetto d'archi Op.81 di Felix Mendelssohn. Dopo un'introduzione mesta (Andante con moto) simile a una delle Romanze senza parole, ecco una sferzata di energia data dalla seconda parte in forma di fuga, che procede senza sosta, dritta alla meta. Il giovane quartetto ha saputo rendere piuttosto bene sia l'aspetto più tecnico (da menzionare, in questo, la solidità del primo violino, Coco CaiYaxuan) che quello più musicale, mettendo ben in luce le varie entrate del soggetto dell'Allegro fugato.
Segue il primo movimento del Quartetto n.1 D.18 in Do minore di Franz Schubert, Andante-Presto vivace, eseguito con notevole attenzione ai dettagli espressivi, alle intonazioni, valorizzando le dinamiche imprevedibili e ricercando un'identità forte. Alla viola, il M° Winkler.
Si ritorna quindi all'organico dei tre strumenti ad arco, con il Trio per violino, viola e violoncello Op.9 n.3 del grande Beethoven. Davvero interessanti, qui, la coesione e le intenzioni musicali dei tre componenti, che hanno dato vita a un'esecuzione notevole, curata, e musicalmente non certo immatura. Doveroso un accenno al violoncellista Milan Drake, che, sia qui che nel precedente Capriccio mendelssohniano ha dato prova di avere sicurezza e una buona preparazione strumentale.
Chiudono il concerto il primo movimento, Allegro moderato, dal Quartetto in Fa di Maurice Ravel, capolavoro quartettistico universamente riconosciuto, e, tornando nuovamente a Mendelssohn, l'energico e frizzante Allegro vivace del Quintetto per archi in Si bemolle maggiore Op.87."

Scappo che sono di corsa!
A prestissimo (spero!)

Andrew

martedì 19 marzo 2019

Divertimenti e atmosfere con il Trio Artemisia da Cerabino Pianoforti

Eccomi di nuovo qui!,

sono di corsa, perciò mi limito soltanto a condividere l'articolo che ho scritto per Le Salon Musical in recensione di un concerto presso il mio amico - nonché accordatore - Robi Cerabino.
Il Trio Artemisia ha regalato un programma non eccessivamente lungo e dedicato a musica non frequentemente eseguita, dedicando buona parte delle intenzioni alle possibilità di insieme e di espressione di questo organico.

Non mi dilungo. Ecco il testo integrale:

"Da ormai alcuni mesi la nuova sede di Cerabino Pianoforti – è possibile leggere qualcosa a riguardo a questo link – propone a cadenza settimanale o bi-settimanale degli appuntamenti musicali che spaziano dalla classica al jazz, dal contesto pianistico a quello cameristico con l’aggiunta di archi, di fiati, o anche per voce e pianoforte. Roberto Cerabino, proprietario e fervente amatore della Musica, ha scelto di concedere il suo spazio ad alcuni artisti affinché si potessero offrire al pubblico dei momenti di buona musica privi di biglietto di ingresso: l’offerta è discrezionale e libera, e per partecipare è sufficiente comunicarlo via mail.

Lo scorso Sabato, 16 Marzo, il palco è stato occupato dal trio d’archi “Artemisia”, che ha sostituito Antonio Costa Barbé, assente per indisposizione.
Il Trio è formato dalle violiniste Aude Bernage Valentini e Barbara Testori, alle quali si aggiunge la voce violoncellistica di Maria Antonietta Puggioni, moglie dello stesso Roberto. Una bella armonia e coesione è trasparsa sin da subito da queste musiciste, che sovente collaborano in diverse situazioni musicali.
Il programma proposto è stato interessante ed inusuale, valorizzando i cambi di atmosfera, le differenti possibilità di scrittura per trio d’archi, e proponendo anche un paio di compositori minori quali Franz Anton Hoffmeister e Paul de Wailly (allievo del grande César Franck).

Si comincia con il primo dei 5 Divertimenti K.229 del caro e amato Mozart, originalmente composto per tre corni di bassetto, ma non di rado eseguito con gli strumenti ad arco. Curioso, oltre il fatto di avere tutti i brani nel medesimo impianto tonale di Do maggiore – a mo’ di certe suites di precedente derivazione – la presenza di due Minuetti a contorno di un breve Adagio, portando il totale dei tempi a 5, e donando al Divertimento la struttura di una Serenata.
Atmosfere liete, scrittura leggera ma non banale, ottimo utilizzo del materiale tematico: un esempio è il ribattuto caratteristico dell’Allegro iniziale che, da motore di apertura in diminuzione, diventa per aumentazione la testa del secondo tema, conferendo una certa omogeneità al movimento. Ottima qui l’esecuzione dello sviluppo, con quegli interventi tremolanti scambiati fra gli strumenti (derivati dalla coda dell’esposizione) come in un gioco spiritoso.

Segue un altro Divertimento, quello del già citato Franz Anton Hoffmeister, oggi considerato, in un certo senso, compositore “minore”, eppure a suo tempo fu caro amico di Mozart (di due anni più giovane) e di Beethoven, che addirittura lo chiamava “suo caro fratello”. Con Beethoven ebbe in comune anche un importante aspetto, quello formativo; entrambi, infatti, furono allievi di Albrechtsberger, celebre docente di composizione.
Il Divertimento Op.22 n.1, originale per archi, si differenzia da quello mozartiano soprattutto per il tipo di scrittura, decisamente più impegnativa e volta a dare il giusto spazio alla voce di ogni strumento. E’ formato da due soli movimenti, Allegro e Allegretto, i quali hanno simili atmosfere espressive dolci e frizzanti, a tratti popolareggianti.
Affine a Mozart certamente per il ricco utilizzo di terze e seste, ma forse più accostabile a Haydn per le ispirazioni melodiche.

Concludono il programma i 6 Pezzi per due violini e violoncello di Paul de Wailly. Come accennato poco sopra, fu allievo di Franck, e con lui condivide le atmosfere, la densità di scrittura e il tono appassionato.
Questi sei brani sono da considerarsi piccole gemme ben caratterizzate – oltre che ben scritte – nelle loro minute dimensioni. Si comincia con una tenera e lieta Romance, per poi passare ai ritmi incalzanti di uno Scherzino, la poesia trasognata di un Idylle che ha curiosamente delle attinenze ritmiche evidenti con il successivo Alla Polacca. Segue uno struggente Regrets, pieno di malinconiche dissonanze ed echi di frammenti tematici fra i tre strumenti, proprio quasi a rendere palpabile l’afflizione del titolo. Eseguito magnificamente, e con l’uso della sordina. Chiude il ciclo un Ronde, brano dall’impronta fortemente popolareggiante, quasi zingaresca, destando il pubblico dall’atmosfera elegiaca con un senso di calore e frizzantezza generali.

Gli applausi richiamano il Trio Artemisia sulla scena, che regala una bella trascrizione per mano della stessa violinista Barbara Testori del celebre Oblivion di Astor Piazzolla, brano non di poco distante dal programma proposto, ma di ottimo effetto e interessante per mettere in luce ulteriori possibilità strumentali e aspetti non certo irrilevanti del Trio.





A prestissimo!
Andrew