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mercoledì 14 settembre 2022

Casia Flos riscopre Domenico Obizzi

Ciao!

Dopo la pausa estiva rieccomi qui. Vorrei condividere un'intervista molto particolare che ho realizzato per Le Salon Musical. I protagonisti sono i Casia Flos, alias il duo formato da Stefano Somalvico e Cinzia Prampolini, i quali si sono uniti ad altri valenti musicisti per realizzare un progetto veramente interessante.

Il protagonista è un compositore italiano dell'area veneziana, vissuto in piena epoca di peste e forse da essa stessa portato via in giovanissima età: Domenico Obizzi.
Casia Flos, durante le prime fasi della pandemia da Covid, ha scelto i Madrigali et Arie per voce sola, e ne ha realizzato una incisione in digitale accompagnata da un volume contenente sia l'intero corpus dei testi che le partiture.


L'intervista è già uscita su Le Salon Musical, a questo link. Ma la condivido come sempre qui sotto, per esteso:

"Casia Flos è un ensemble vocale e strumentale specializzato nel repertorio compreso tra il medieovo e il Barocco. Fondato da Stefano Somalvico (dulciana) e Cinzia Prampolini (soprano), ha all’attivo diverse incisioni e concerti. A breve sarà presentato, in prima assoluta, il loro ultimo disco “Sospiro Amoroso”, dedicato al compositore veneziano Domenico Obizzi – autore vissuto in pieno periodo di peste, e ahimè mancato troppo presto.

Per l’occasione, ho realizzato un’intervista all’ensemble, che ha accettato con molto piacere di rispondere a qualche domanda.




Come nasce questo progetto su Obizzi?

C: Seduti al tavolo di un’osteria veronese nel primo periodo post pandemia, e facendo il cosiddetto “pensatoio creativo”, a me venne in mente un autore che avevo affrontato, tempo addietro, per un esame di retorica in Conservatorio: si trattava proprio di Domenico Obizzi. Ne parlai a Stefano, anche perché avevo notato che non c’era praticamente nulla di edito a riguardo. Così ci siamo messi a ricercarne le partiture. Saltò subito all’occhio la bellezza e la freschezza della sua musica.

Chi era Obizzi? A quale periodo appartiene?

S: Qui credo sia necessaria una piccola digressione per spiegare chi è Obizzi, e come contestualizzarlo: Il Barocco è una delle tante tensioni che vennero a svilupparsi nel corso del Seicento. Superato lo spazio razionale e il manierismo rinascimentale, sviluppatosi prima in ambiente artistico, poi letterario, e successivamente musicale, il Barocco ha in sé tendenze artistiche molto diverse tra loro, di paese in paese, che a volte si dubita di poterle ridurre a un unico fenomeno culturale. È in questo contesto che ha luogo la brevissima esistenza di Domenico Obizzi. Cosa sappiamo di questo musico? Che nacque presumibilmente nel 1611, e che nel 1627 fu assunto come “putto soprano” (quindi, come cantore) della Cappella Marciana, diretta da Monteverdi. Poco, pochissimo, praticamente null’altro… Non si hanno più notizie di lui dopo la peste veneziana del 1630, ragion per cui supponiamo che quell’epidemia possa aver mietuto anche lui, a soli 19 anni.

È piuttosto curioso che questo progetto coinvolga un giovanissimo compositore vissuto in un momento storico di grande epidemia. C’è qualche relazione con il momento allora presente, con il fatto che fossimo noi stessi immersi in un contesto affine?

C: Quello, a dire il vero, è stato il primo segno che ci ha convinti a continuare con il nostro progetto, e a portarlo fino in fondo. L’assonanza tra quel che stavamo vivendo con il Covid e la peste del 1630 era palese. Al contempo, vedere che la musica di Obizzi sia sopravvissuta e giunta fino a noi, che i Madrigali e le Arie a voce sola siano stati da lui composti a soli 15 anni, ci è sembrato un chiaro segno che qualcosa a suo riguardo era doveroso realizzarlo.

Parliamo ora un po’ più strettamente del contenuto dell’opera: i Madrigali e le Arie a voce sola. Che stile hanno? Quali sono le loro peculiarità?

S: Le composizioni del Libro Primo aderiscono chiaramente alle forme e alla retorica del periodo, ma sono permeate dalla quella freschezza e spontaneità tipiche dell’adolescenza. L’amore e la bellezza, cantate in modo “artificioso” e retorico; il piacere che viene dalla contemplazione della natura; e, allo stesso tempo, il senso di caducità del tutto, del passare inesorabile del tempo, del confronto tra la vita e la morte.
Rinnovando la poetica musicale mediante il ricorso al meraviglioso, allo “strano” e allo sbalorditivo (in poesia è detto Concettismo), Obizzi mostra, sovente, un panneggio ricco di grande sensualità e dolcezza, senza mai perdere in naturalezza.

I testi che Obizzi sceglie per i suoi madrigali e arie sono di Pietro Michele. Potete parlarci di questo autore?

C: I lavori poetici di Michiele trovano perfetta coesione con lo stile di Obizzi. Michele nacque nel 1603 da una nobile famiglia veneziana e fu membro dell’Accademia degli Incogniti. Genio alquanto precoce, mostrò il suo talento soprattutto in lavori di stampo strettamente marinista.

Il passo di decidere di incidere l’intera monografia dei Madrigali e Arie a voce sola è stato praticamente istantaneo. Contattata l’etichetta Torculus Records e il suo lungimirante editore Paolo Pozzi, è poi bastato reperire i musicisti per registrare i 32 tra madrigali e arie (in pieno lockdown). Artisti di fama internazionale, che furono entusiasti all’idea di ridare vita alla musica di Obizzi: Pietro Prosser (tiorba e chitarra spagnola), Marco Vincenzi (spinetta attiorbata), Maria Christina Cleary (arpa), e Rodney Prada (viola da gamba e lirone).

S: Questo progetto discografico, realizzato in digitale, diventa un supporto fisico grazie alla collana “Le Pagine di Euterpe” di KDope Editore. Abbiamo deciso di realizzare un libro contenente i testi di Pietro Michiele, gli spartiti dell’edizione del 1627 e il richiamo alla pubblicazione digitale tramite QR code. Una formula forse non nuova, ma senza dubbio la migliore per rendere giustizia al nostro intento di riportare alla luce uno spaccato di vita incredibile e una musica di altissimo livello.

So che la presentazione avverrà a breve e in un contesto molto particolare. Volete darci qualche dettaglio?

C: Certamente! Sarà il 26 di Settembre, alle ore 18, presso il Salone degli affreschi della Società Umanitaria (Via San Barnaba, Milano - ndr). L’ingresso è libero. Si tratta di una felice occasione, perché siamo stati invitati da Michele Marzulli, presidente della LIDU, la Lega Internazionale Diritti dell’Uomo, in occasione del centenario dell’associazione."


In attesa di tornare qui con tante novità... 

Andrew

giovedì 20 dicembre 2018

L'Harmonia Cordis celebra i primi dieci anni nello stile fiammingo (Milano, 15 Dicembre 2018)

Ciao a tutti!

Torno a pubblicare qualcosa qui dopo un periodo di ferma. Mi dispiace sempre quando non riesco a tenere una certa continuità, ma non sempre è possibile.
Ad ogni modo, sabato scorso sono stato a Milano ad ascoltare un concerto vocale tutto fiammingo, repertorio che apprezzo particolarmente. Ne ho scritto un articolo per Le Salon Musical, che lo ha pubblicato velocemente, e che condivido qui per intero:


"L'Harmonia Cordis celebra i primi dieci anni nello stile fiammingo

Per festeggiare il decimo anno di attività l'ensemble vocale Harmonia Cordis ha scelto di offrire al pubblico un programma di stampo sacro che accomunasse il periodo dell'Avvento con alcuni dei massimi espositori delle sei generazioni di compositori fiamminghi.
Il concerto, avvenuto presso la splendida Chiesa di San Calimero in Milano lo scorso Sabato 15 Dicembre, orientava infatti su celebri nomi dell'epoca, alias Guillaume Dufay, Johannes Ockeghem, Josquin Desprez, Adrian Willaert e Orlando di Lasso, rievocando quei secoli – fra il XIV e il XVI – in cui il mecenatismo delle corti spronò inevitabilmente la nascita di un repertorio scritto ad hoc, nonché il mutamento del ruolo del compositore da mero ligio ai rigorosi dogmi ecclesiastici, i quali spingevano verso il contenimento del potere seduttivo della musica (potere riconosciuto quanto temuto) per prediligere una percepibilità sine qua non del testo declamato, ad autonomo creatore, virtuoso dimostratore degli artifici contrappuntistici e polifonici. E le corti correvano ad accaparrarsi i migliori compositori in circolazione, al fine di celebrare, attraverso quel repertorio musicale sontuoso e complesso, il fasto e la grandezza delle corti stesse.
Si comincia con Veni Redemptor gentium, inno ambrosiano dell'Avvento, intonato dall'abside, per passare ad un altro inno a 3, Ave maris stella del già citato Dufay, e seguire con Credite Salvatorem nostrum, intonato da una splendida voce femminile solista: l'ensemble Harmonia Cordis mette così in luce da subito le proprie qualità, distinguendosi per la pulizia delle voci, la morbidezza dell'emissione e l'equilibrio sonoro fra le parti.
Quindi si passa alla Missa D'ung aultre amer, messa a 4 di Josquin Desprez scritta sull'omonima celebre chanson di Johannes Ockeghem (il quale fu maestro dello stesso Desprez) che presenta uno stupendo Tu solus qui facis mirabilia in sostituzione del comune Benedictus. Ma il punto più alto dell'intero concerto è forse il brano successivo, O bone et dulcis Domine Jesu, sempre del medesimo autore, un mottetto a 4 con doppio cantus firmus; per l'occasione, l'ensemble si dispone diversamente, creando due “schiere battenti” ai lati (rispettivamente Altus e Bassus, ai quali sono affidati i due cantus firmus) circondando le 4 parti. In questo caso la politestualità, il tratto saliente dei mottetti, è più che evidente: mentre le 4 parti intonano il canto principale, gli Altus declamano un Pater Noster e i Bassus una versione breve dell'Ave Maria, creando un gioco fonetico dinamico e accattivante.
Il repertorio despreziano si completa con Ave Maria...Virgo serena, mottetto a 4 su testo mariano al quale il compositore antempone al testo una strofa che riferisce all'annunciazione e ne accoda un'altra nella quale chiede alla Vergine di intercedere per lui.
Chiudono il concerto due mottetti, di Adrian Willaert e Orlando di Lasso. Rispettivamente, O magnum mysterium, celebre mottetto a 4 in due parti in cui la teoria degli affetti si presenta inequivocabilmente, strizzando lontanamente l'occhio alla maniera madrigalistica; e Resonet in laudibus, mottetto a 5 voci che pone le basi su di un carol del '300. Curiosa è la presenza dell'esclamazione “eya!”, che non fa soltanto da puro pretesto contrappuntistico ma anche da vera e propria propulsione sonora.
Dopo uno scroscio di applausi e ringraziamenti, è ancora dalla pratica dei carol che si ispira il bis dell'ensemble, con l'intonazione di canti popolari natalizi in dialetti differenti, così come diverse sono le provenienze di questa formazione corale così eterogenea eppure sorprendentemente compatta."


Lascio le fotografie scattate e vi rimando alla prossima!









Andrew