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martedì 3 ottobre 2023

Ritorna "L'Inserto Musicale" a Spazio Heart

Ciao a tutti!

Torno qui, dopo un'estate ricca di impegni e di decisioni da prendere, per comunicare che è ricominciato un nuovo ciclo di incontri de "L'Inserto Musicale" presso Associazione Heart, di Vimercate.

Altri 5 incontri di divulgazione musicale dal tono colloquiale senza però perdere la sostanza e il valore di ciò di cui si parla; collegamenti curiosi e aneddoti che aiutano ad avvicinare alle figure dei grandi compositori, troppo spesso considerati come esseri "senza tempo e senza vita vera". I compositori sono, e sono stati, esseri umani, e come tali hanno vissuto tutto quanto vive chiunque di noi: sogni, speranze, momenti bui, successi, difficoltà e incontri determinanti. Perché non parlarne? Spesso tutto questo aiuta a dare ancora più valore e significato alle loro opere.

Vi lascio una fotografia del primo incontro, lo scorso 25 Settembre.

Per chi si volesse iscrivere, c'è sempre posto, e si può seguire anche comodamente da casa tramite link privato. Basta contattare Heart ai suoi contatti, oppure al sito internet.


A presto!

Andrea

domenica 1 dicembre 2019

Lecco: il Trio AnciAntica con Bach e Platti, fra trascrizioni e composizioni originali

Ciao a tutti!

Sarò velocissimo perché ho pochissimo tempo: condivido come sempre la mia più recente recensione di un concerto. Sono tornato da Cerabino Pianoforti per l'esibizione del Trio AnciAntica. Un programma monografico o quasi su Bach, con una sterzata verso Platti.

Come sempre l'articolo è stato scritto per Le Salon Musical, e potete leggerlo QUI.
Il testo integrale qui di seguito:

"Lecco: il Trio AnciAntica con Bach e Platti, fra trascrizioni e composizioni originali

Cerabino Pianoforti a Lecco prosegue i suoi appuntamenti dedicati alla musica classica e jazz a seguito di un anno veramente fitto di occasioni interessanti. Roberto Cerabino, creatore di tali iniziative nonché proprietario del negozio, propone ciò in virtù del suo profondo amore per la musica, a prescindere dagli stili, dai periodi storici o dalle culture di provenienza. I concerti, con ingresso a libera offerta, si tengono solitamente a cadenza mensile – talvolta due al mese – e Sabato scorso, 23 Novembre, è stata la volta di un trio dalla formazione inusuale: clarinetto-violoncello-organo, denominato “AnciAntica”.
Tale formazione, composta rispettivamente da Francesco Chimienti, Maria Antonietta Puggioni – che aveva già fatto capolino in Marzo con il trio d'archi tutto al femminile “Artemisia” – e dal Maestro Mario Valsecchi (conosciuto anche in ruolo di Direttore della Cappella Musicale del Duomo di Bergamo) ha proposto un programma semi-monografico sulla figura di Johann Sebastian Bach con una piccola incursione nel repertorio violoncellistico di Giovanni Benedetto Platti.
Non è certo consuetudine ascoltare con un ensemble di questo tipo il repertorio bachiano dei Trii-Sonate, delle arie o di alcuni corali estratti dalle cantate. Sappiamo anche che il compositore tedesco non nutriva un grande amore per il timbro clarinettistico, ciononostante è cosa risaputa che nel periodo Barocco si era soliti eseguire musica piegando talune composizioni originali per gli strumenti disponibili all'occasione, adattandole di conseguenza.
Lo stesso Maestro Valsecchi ci racconta, a tal proposito, in una sorta di intervento all'interno del concerto: alcuni dei brani proposti dal Trio AnciAntica sono arrangiamenti di originali organistici; altri, come accennato precedentemente, parti corali proprie di alcune cantate – ne è esempio il mesto e celebre canto ornato in soprano Nun komm', der Heiden Heiland BWV659, primo dei quattro casi in programma – “rimaneggiate” per organo e quindi per trio, affidando magari la melodia principale al clarinetto che la cede poi all'organo o al violoncello in imitazione, nella sua interezza o in parte. L'intenzione, pertanto, non è certo quella di stravolgere le intenzioni di Bach, quanto di mettere in atto una prassi per nulla rara all'epoca, allo scopo di renderne comunque un prodotto musicalmente valido ed equilibrato.

Ad aprire questa serie di trascrizioni sono il Trio in Sol maggiore, di carattere spigliato, e l'Aria in Fa maggiore, dai toni più morbidi e dalle frequenti imitazioni. Dopo il canto ornato sopracitato, ecco quello in tenore, Wachet auf, ruft uns die Stimme BWV645, in cui è possibile notare un ruolo organistico di maggiore rilievo grazie a una scrittura che non si risparmia in quanto a ornamentazioni, senza però perdere l'atmosfera iniziale di dolce solennità.

Diversa, invece, è la Sonata per violoncello solo in Sol minore (con sostegno organistico) che si inserisce nel momento centrale del concerto: aldilà del fatto che si tratta di una composizione originale, essa funge anche e soprattutto da “punto di rottura”, portando gli ascoltatori a contatto con il linguaggio di un altro compositore – probabilmente meno noto ai più – per una manciata di minuti. La scrittura di Platti è meno fitta ed elaborata di quella di Bach. La Sonata, infatti, si apre con un Adagio di stampo lirico e patetico, in cui le imitazioni hanno più funzione retorica che strutturale; ad esso segue un Non presto, tempo di sonata in nuce dal piglio vivace, ricco di botte e risposte fra i due strumenti. Quindi un Largo in tonalità maggiore, nuovamente di impronta cantabile ed espressiva, ed un Allegro di chiusura in tempo ternario – quasi una gigue – che va dritta al punto, senza esitazioni.

E senza esitazioni si torna di nuovo a Bach, con la Trio Sonata in Do maggiore BWV529. Il felice Allegro di apertura ha quella scrittura schiettamente bachiana per la quale un elemento ritmico-melodico – in questo caso un breve episodio passeggiato, introdotto dall'organo – funge da colonna tematica portante di un intero movimento. Nel Largo successivo in tonalità relativa minore l'espressione si fa più intima e introversa, quasi elegiaca tramite l'affidamento del doloroso tema principale al clarinetto. Chiude un Allegro in stile fugato che vede “rimbalzare” il soggetto da uno strumento all'altro, per poi frammentarsi e ricomparire quasi “intermittente” tra divertimenti e stretti di libera invenzione.
Dopo il trio sopra Herr Jesu Christ, dich zu uns wend' BWV655, e il corale in trio Allein Gott in der Hoh' sei Ehr BWV664, chiude il concerto il Trio in Do minore BWV585, dai toni più misteriosi e dimessi del precedente trio, mantenendo sempre quella scrittura a libera imitazione/canone, sia per la prima parte, un mesto Adagio, che per il successivo Allegro."

Lascio sempre qualche foto di rito, e un saluto!




A presto!
Andrew

martedì 19 febbraio 2019

Analogie e distanze: sguardi differenti negli occhi di un solo Mozart

Ciao!

Come promesso, questa volta sono qui su Metathymos dopo poco tempo: è un periodo molto impegnato, ma al tempo stesso cerco di ritagliare, per quanto possibile, qualche momento in cui assistere a qualche concerto.
Sono tornato ad ascoltare il bravissimo Domenico Nordio e i Solisti de laVerdi, che hanno nuovamente allietato il pubblico con un concerto cameristico dedicato a Mozart. Curiose sono le analogie fra i programmi - tutti mozartiani - proposti nelle ultime occasioni cui ho preso parte: sia Nordio con i Solisti (insieme a un ottimo Fausto Ghiazza al clarinetto - QUI l'articolo dedicato) che il Quartetto Bazzini Consort per MerateMusica (con Fulvio Capra al clarinetto - vedi articolo QUI) hanno incluso i Divertimenti per archi e il Quintetto "Stadler" nelle loro scalette. Ed è altrettanto curioso assistere, a distanza di poco tempo, a differenti interpretazioni, visioni, scelte, caratteri: l'entusiasmo e la freschezza giovanile e la sapienza, l'acuto sguardo di musicisti dalla più lunga esperienza.

Riporto in ogni caso il testo integrale dell'articolo scritto per Le Salon Musical (che potete vedere cliccando QUI):

"Si torna a parlare, dopo qualche tempo, di Domenico Nordio e i Solisti de LaVerdi, e delle matinées presso M.A.C., Musica Arte e Cultura di Milano. E si torna a parlare anche di Mozart: l'appuntamento precedente aveva visto l'esecuzione del primo Quartetto Prussiano K.575 e del Quintetto per clarinetto e archi “Stadler” K.581 (è possibile leggere QUI l'articolo dedicato). Anche questa volta, l'intero programma ruota intorno al repertorio cameristico del salisburghese, spostando però lo sguardo ad alcune composizioni per i soli archi, come i Divertimenti K.136 e K.138, la celeberrima Eine Kleine Nachtmusik e il più raramente eseguito Adagio e Fuga in Do minore K.546.
E proprio con quest'ultimo si apre il concerto di Domenica 17 Febbraio. L'Adagio e Fuga, composizione unica del suo genere nell'elenco delle opere del compositore, costituisce una successiva elaborazione (risalente al Giugno 1788) della più nota Fuga per due pianoforti K.426 (scritta a fine 1783). Mozart trascrive qui la “severa” fuga per quartetto d'archi, e le antepone un breve ma meraviglioso Adagio, espressivo e struggente – quasi romantico nella sua indole – e ricco di rimandi, imitazioni, continue modulazioni. Inutile sottolineare, in quest'opera, il palese interesse di Mozart per la figura bachiana, nonché lo studio del relativo stile contrappuntistico.

Anche dei Divertimenti per archi si era già fatto cenno in precedenza (QUI), con il concerto proposto dai giovani musicisti di Merate Musica. Nordio e i suoi colleghi scelgono, differentemente, di proporre il primo divertimento, K.136 in Re maggiore – forse il più celebre ed eseguito dei tre – ed il terzo, K.138 in Fa maggiore. All'ascolto, queste composizioni scritte da un Mozart appena sedicenne di ritorno proprio da Milano (commissionategli da personalità del panorama nobiliare per l'intrattenimento di occasioni più o meno importanti) risultano immediate, agili, e prive di grandi sviluppi. Eppure, non mancano affatto delle minime inflessioni, quasi piccole ombre improvvise, dal tono più mesto; sono ben salde nella forma e risentono non poco di una vaga cantabilità all'italiana. L'esecuzione dei Solisti è stata frizzante e molto curata, dando la giusta esaltazione ad ogni aspetto senza perdere la fluidità discorsiva. In particolare, a partire dal Divertimento K.138, il secondo violino, Nicolai Freiherr von Dellingshausen, sembra osare di più, migliorando decisamente l'equilibrio sonoro della stessa formazione.

Segue – e chiude – il concerto la Eine kleine Nachtmusik K.525, in Sol maggiore. La più celebre ed eseguita di tutte le serenate del compositore, giustamente amata per il suo carattere spiccato, la sua freschezza d'idee e di scrittura, la sua lieta graziosità.
A partire dall'Allegro di apertura fino al Rondò, l'esecuzione si è rivelata non solo impeccabile, ma soprattutto (e non è affatto poco) originale: evidente un atteggiamento di “ricerca del nuovo”, del non già detto, grazie a una forte differenziazione delle dinamiche, mai identiche ad ogni ritornello, e all'adozione – assai apprezzabile – di piccolissime varianti od abbellimenti, spesso presumibilmente improvvisati. Ecco che questa piccola Serenata si riscopre diversa (o forse si rinnova, si attualizza), scrollandosi di dosso certe rigidità dogmatiche nell'esecuzione e liberando la sua vibrante passionale dialettica. Di forte impatto l'Allegro conclusivo, eseguito ben più speditamente del consueto, rendendolo “elegantemente frivolo”, civettuolo e brillante."

Ecco alcune foto di Nordio e i Solisti de laVerdi durante il concerto:





A presto!
Andrew

mercoledì 13 febbraio 2019

Divertimenti con Mozart e “Stadler” a Villa Confalonieri


Ciao a tutti!

Dopo non poco tempo torno qui per condividere l'ultimo articolo scritto per Le Salon Musical, testata online di musica con la quale collaboro ormai da qualche tempo. Questa volta il concerto era dedicato ai Divertimenti per archi di Mozart, oltre che al famoso Quintetto "Stadler", celeberrima composizione cameristica che vede protagonista quel bellissimo e multiforme strumento che è il clarinetto., proposti dal cartellone dedicato ai giovani musicisti di Merate Musica, stagione che seguo per quanto mi è possibile da qualche anno, e che ha offerto diversi appuntamenti interessanti e di ottimo livello (negli articoli precedenti, ad esempio, avevo recensito il concerto del Sestetto Stradivari, che eseguì magistralmente i due meravigliosi Sestetti per archi di Brahms).

Condivido come sempre il testo integrale, che, comunque, potete leggere anche sul sito originale direttamente QUI:

"La Stagione di Merate Musica giunge alla sua ventiduesima edizione e propone, in parallelo ai consueti concerti in Auditorium municipale, un gruppo di incontri dedicati ai giovani promettenti musicisti del panorama attuale. Sabato 10 Febbraio è toccato al Quartetto Bazzini Consort e al clarinettista Fulvio Capra, i quali hanno colmato di ottima musica mozartiana la bellissima sala di Villa Confalonieri.
Questi giovani ragazzi hanno dimostrato ottime capacità esecutive e notevole attitudine alla musica da camera: a partire dai Divertimenti per archi K.137 e K.138, il Bazzini Consort ha spiccato per precisione ritmica e cura nei confronti della parte, esaltando gli episodi più spiegati e cantabili tanto quanto quelli più elaborati e contrappuntistici. Notevole, in particolare, l'esecuzione del primo tempo del Divertimento n.2 K.137 in Si bemolle maggiore, Andante, che, per quanto anch'esso in forma sonata (seppur in ridotte dimensioni), sorprende, oltre che per il fatto di essere un movimento lento e non un tipico Allegro, per un incipit alquanto struggente, per la continua mutevolezza umorale e la ricerca di un'espressione più densa attraverso frequenti modulazioni e interruzioni del discorso musicale.
Ben diverso, e assai più riconoscibilmente mozartiano, il breve Allegro di molto che segue, dal piglio deciso e frizzante, con uno sviluppo quasi assente, una scrittura leggera e dall'insistenza su accompagnamenti ribattuti. Chiude il Divertimento un Allegro assai in tempo ternario – a tratti danzante e anch'esso in forma sonata – ribaltando, se così si può dire, l'atmosfera iniziale della composizione.
Segue, per il medesimo organico, il Divertimento n.3 K.138 in Fa maggiore, il quale presenta non poche analogie con il precedente dal punto di vista delle strutture formali e dell'utilizzo degli spunti tematici, ma ne differisce alquanto dal punto di vista espressivo: il K.138 infatti è più leggero, quasi disimpegnato, forse più “tradizionale”; non esordisce a sorpresa con un tempo lento dall'atmosfera importante, ma con un Allegro diretto e ben delineato a cui segue un Andante in Do maggiore dalla fisionomia polifonicamente raffinata, di nuovo in forma sonata ma con una ripresa priva del primo tema. Chiude, invece, un Presto in forma di Rondò, dai tratti quasi popolari, con la tipica costruzione per frasi ritornellate ma con la presenza di momenti in cui la scrittura si fa leggera, addirittura a due sole voci, generando un sottile gioco di stati d'animo e di sonorità, prima di chiudere felicemente con l'ultima ripresa del refrain.
Dopo la consueta pausa al Quartetto si aggiunge il giovane sopracitato clarinettista, regalando una seconda parte interessante dedicata al celebre Quintetto per clarinetto e archi K.581 in La maggiore, detto “Stadler”. Interessante la scelta, qui, di andamenti decisamente più sostenuti dei più consueti ascolti, per ciò che riguarda l'Allegro iniziale – che ha visto un ottima voce di violoncello, nelle sue parti “solistiche”, da parte di Federico Bianchetti – ma soprattutto per il finale, un Allegretto con variazioni che resta probabilmente fra le pagine più celebri dello stesso Mozart: troviamo dunque una ricerca di brio e freschezza che rischiano qua e là di penalizzare parzialmente quel che concerne le sonorità d'attacco e gli equilibri fra le parti; ciononostante, la tenuta praticamente perfetta e le agilità clarinettistiche di Capra, unite alla scelta di accentazioni che possano variegarsi ad ogni riproposta – questo visibilmente nel Minuetto e Trio, rendono l'esecuzione non poco interessante e di grande effetto. Degno di nota il bellissimo Larghetto, brano riproposto anche come bis eseguito con grande dolcezza e morbidezza di suono, probabilmente la pagina nella quale l'ensemble ha dato la sua miglior prova di coesione e di unione."


Spero tanto di poter tornare presto, anzi, ne sono quasi certo. Anche perché ho diverse novità importanti ed altri appuntamenti in programma, che sicuramente condividerò qui.
Vi lascio qualche fotografia dei giovani musicisti del Quartetto Bazzini Consort e del clarinettista Fulvio Capra.

A prestissimo, dunque!

Andrew









venerdì 16 novembre 2018

Nordio, i solisti de laVerdi e Ghiazza alle prese con Mozart

Buongiorno!

Eccomi qui di nuovo, per un articolo fresco di pubblicazione per Le Salon Musical. Questa volta i protagonisti erano i solisti de LaVerdi, capeggiati dal violista Domenico Nordio e il clarinettista Fausto Ghiazza, alle prese con due delle pagine più importanti del repertorio cameristico, quartettistico e quintettistico, del grande Mozart.

Di seguito il testo completo dell'articolo:


Domenica 11 Novembre scorso, presso la sede di Musica Arte Cultura di Milano (MAC) Domenico Nordio, violinista residente de laVerdi, si è esibito con i solisti de laVerdi in un programma completamente mozartiano. Le pagine scelte per questo terzo concerto della stagione cameristica de La Verdi erano il Quartetto per archi K.575 in Re maggiore – primo fra i cosiddetti “Prussiani” – e il celebre, nonché meraviglioso, Quintetto per clarinetto e archi K.581 in La maggiore detto “Stadler”, in onore del virtuoso strumentista contemporaneo del compositore che contribuì a svelargli le grandi possibilità di scrittura, d'estensione e d’espressione del clarinetto.

Mozart compose ben 26 quartetti per archi nella sua non certo lunga vita; opere di perfetta fattura contenenti un po’ tutti gli aspetti dello stile e dell’immaginario musicale del musicista. Scritti negli anni 1789-1790, i Prussiani, eppure, sembrano evidenziare un contenuto dichiaratamente – e volutamente – più espressivo, più lirico di altri, con una particolare attenzione al ruolo violoncellistico. Mozart desiderava infatti soddisfare i gusti e le speranze di Federico Guglielmo II Re di Prussia, violoncellista dilettante e dedicatario dei quartetti (che sono tre: K.575, K.589 e K.590), e con non poca fatica portò a termine il compito – per poi pubblicarli con Artaria per una cifra irrisoria.
E proprio con tale slancio si apre il primo movimento (Allegretto) del Quartetto K.575: un appassionato primo tema, di stampo lirico, contraddistinto da rapide e marcate appoggiature, esposto dal primo violino, che rimbalza subito dopo al violoncello, per poi frammentarsi e farsi materiale d'elaborazione – sempre di stampo piuttosto cantabile – dello sviluppo. Il clima generale appare tutto sommato generoso e sereno, ma un orecchio più attento riscontra velate inquietudini, titubanze che Mozart cela sapientemente qui e là (com’è suo solito fare) nella scrittura, nelle armonie: la malinconia diviene allora un sorriso un po’ “posato”, nella speranza – vana, a quanto pare – che nessuno se ne accorga. L’Andante è una sorta di morbida Romanza che alterna dolcezze e chiariscuri; melodicamente ha uno stampo liederistico – possibile riminescenza di Das Veilchen K.476, per voce e pianoforte, dello stesso Mozart. La sintonia in questa pagina è stata veramente notevole, e ha tenuto il pubblico molto attento e partecipe. Il Minuetto si contraddistingue per gli accenti inusuali (pronunciati accuratamente) e la predilezione per il violoncello nella zona del Trio, predilezione che terrà – nonostante la pronuncia un po’ manchevole, unica piccola nota di demerito all’intero concerto – anche per il tema del Rondò conclusivo, nel quale il refrain subisce continue minute varianti ad ogni sua comparsa.

Per lo Stadler della seconda parte il quartetto di Domenico Nordio si avvale della partecipazione del clarinettista Fausto Ghiazza, ottimo e vivace strumentista (primo clarinetto dell'Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi) che si cala in simpatiche nonché scherzosamente mimiche botte e risposte con il primo, scambiando generosamente frasi e incisi, o contrapponendosi in episodi di contrasto.
Mozart scrisse questo Quintetto a Vienna mentre componeva i Quartetti Prussiani, nel 1789, in un periodo di grave difficoltà economica e, se non si può dire di poter percepire a tratti una dichiarata tristezza o afflizione, è innegabile un’atmosfera più contemplativa, a volte quasi abbandonata, che si mischia e alterna alle melodie più frizzanti.
Nel primo movimento questa dualità sembra alternarsi nell’organico fra il quartetto e il solista, che subentra all’improvviso con episodi – quasi dei motti o delle intromissioni – più ironici e sagaci. Il discorso musicale, comunque, non cede mai, ma anzi si variega continuamente, e sembra partorire continuamente idee nuove. Il Larghetto è probabilmente una delle pagine più belle mai scritte dal compositore salisburghese, e una di quelle in cui il clarinetto svela tutte le sue possibilità più fini e penetranti, a tratti addirittura commoventi. L’esecuzione di Ghiazza è stata notevole, ogni suono rivestiva un'importanza e aveva una sua singolare emissione, senza che ciò rendesse la musica carente di spontaneità o trasporto. Le varie frasi e semifrasi trovavano piena collocazione al di sopra del sostegno degli archi, qui perfettamente bilanciati. Dopo un Minuetto dai tratti un po' più popolari, dal Trio unicamente quartettistico, il Tema e con Variazioni finale è un vero successo: ancora una volta Nordio e Ghiazza giocano e collaborano perfettamente; e su un tappeto di secondo violino, viola e violoncello snodano una variante dopo l’altra senza il minimo cedimento – bellissimi gli arpeggi in staccato del clarinetto nella Variazione IV! – mettendo in risalto ogni inflessione e ogni giuoco timbrico, portando il Quintetto a una brillante conclusione.


Lascio qualche foto e un saluto a tutti!
A presto,
Andrew