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giovedì 20 maggio 2021

"Notturni Rossi" pubblicato! (CCEditore)

Ciao a tutti!

Dopo diverso tempo torno qui con una bella notizia: il mio libro di scritti in versi (non amo chiamarle poesie) Notturni rossi è stato recentemente pubblicato da Currenti Calamo Editore!

Questa novità è stata una delle tante cose accadute in questi ultimi due mesi. Piccole cose che hanno contribuito a stimolarmi e a sostenermi.

Il libro è disponibile sul sito di CCeditore a questo link.
In alternativa lo potete trovare anche su Amazon e affini.

Spero di tornare presto con altre novità! (Che in effetti ci sono e spero ci saranno...)

Un ringraziamento allo staff di CCEditore e al direttore Corrado Faletti.

Per intanto, a presto!
Andrew



domenica 13 gennaio 2019

Nuova pagina personale su Facebook

Ciao a tutti!

Scrivo per comunicare che da qualche giorno ho deciso di creare una mia pagina personale di Facebook, che finirà per sostituire il normale profilo.
Potete raggiungere la pagina cliccando QUI e, se vi va, potete cliccare su Like, in modo da ricevere le notifiche e seguire ciò che pubblicherò (articoli, recensioni, le mie attività musicali, ecc).


Spero possiate raggiungermi in tanti! Vi aspetto!

A presto, con alcune importanti novità!
Andrew

domenica 8 luglio 2018

"Schubert o della sincerità della musica"

Come promesso, eccomi a condividere qui su Metathymos il primo articolo, un editoriale sulla figura di Franz Schubert, che Le Salon Musical ha pubblicato con la mia firma. QUI potete leggere l'articolo direttamente sul sito internet della rivista.
Viceversa, copio-incollo qui di seguito il testo integrale dell'editoriale:

Schubert, o della sincerità della musica

Stavo guardando, ascoltando un breve video in cui Luca Ciammarughi era intervistato a Piano City Milano, quando mi è scattato questo bisogno di scrivere. Luca ha, così, in tutta serenità e semplicità, dall’alto della sua disparata, a tratti impressionante conoscenza musicale – schubertiana in particolare – espresso alcuni concetti e visioni che hanno incontrato le stesse mie impressioni. Impressioni e ipotesi che mi sono fatto a suo tempo, quando il mio percorso di studi musicali mi ha portato ad avvicinarmi “seriamente” alla figura di Franz Schubert, affrontando la sua Sonata in La minore D784.

Non conosco molto della vita di Schubert, e, senza vergogna, ammetto anche di ricordare forse molto poco. Ciò che sapevo, è quanto si può trovare scritto in giro sui più comuni libri di storia della musica, o nel web. Ciò che ricordo, invece, sono lampi di luce, concetti brevi e sparsi ma che, probabilmente, per me devono aver significato qualcosa, e hanno stilato una fisionomia, seppur in modo tratteggiato. “Maestrino”, ricordo: un vezzeggiativo che tanti anni fa mi citò un mio insegnante di pianoforte. Così, a quanto pare, veniva sbeffeggiato Schubert da alcuni suoi contemporanei, in un epoca in cui il fantasma beethoveniano impregnava e inquietava ancora il mondo musicale. Ricordo di aver letto della “gavetta” di voce bianca di Schubert, della sua voce apprezzatissima e del suo amore per la vocalità stessa, che, guarda caso, ha generato un numero a quattro cifre di lieder. Ricordo che morì giovane, ahimè, ma come Mozart, lasciando a noi “poveri posteri” una marea di musica di grandissima importanza.

Fino a una decina di anni fa, di Schubert conoscevo prevalentemente – escludendo le composizioni pianistiche arcinote come i due cicli di Impromptus (di cui studiai il dolcissimo, ma per la mia sensibilità anche estremamente “sinistro” o quasi rinunciatario Op.142 n.2), i Moments musicaux, la Wanderer, la Sonata D960 e i brani a 4 mani come le Marce militari, la celeberrima Fantasia in Fa minore e il Divertimento all’Ungherese – la musica di genere cameristico. I quartetti d’archi primi su tutti, fra i quali i più noti La morte e la fanciulla e Rosamunda non sono che due ovvi esempi. Ma anche l’ultimo, pazzesco e meraviglioso, Quartetto in Sol maggiore D887 che – non mi si chieda perché – mi riporta di colpo alle sfumature del Sestetto Op.36 di Brahms (altro compositore di cui amo forse più il lascito cameristico che quello pianistico o sinfonico), specialmente nei momenti in cui il tono “folk” emerge più spiccatamente. Conoscevo i due trii con pianoforte, opere monumentali, dense e ricche di aspetti interessanti; l’incredibile Quintetto in Do maggiore, sempre per archi, composizione che assaporo ogni volta di più, ed il ciclo liederistico Winterreise, un vero e proprio viaggio (appunto) non solo nel freddo dell’inverno, ma fuori dal tempo e dal corpo.
Ignoravo quasi tutti le sonate. Ignoravo le sinfonie (non che ora le abbia masticate tutte, anzi), e ancor di più la musica sacra. Ignoravo perché riconoscevo una mia personale fatica ad entrare in contatto sincero e aperto con l’autore. Sono fatto così: se riesco a creare una sorta di intesa/intimità con un compositore, allora snodo una titubanza, scavalco una sorta di muro e lo abbraccio, o almeno non nego lo sguardo per imbarazzo.

Come dicevo, è stato l’incontro/scontro con la Sonata in La minore D784 a dipanare alcune nebbie e ad avvicinarmi alla figura di Schubert. Ciò non lo ha reso uno dei compositori ai quali mi sento più vicino per temperamento, né tanto meno mi ha portato ad amare tutto ciò che ignoravo di lui. Ma, indubbiamente, ha creato uno spazio in più, una conoscenza nuova che a suo modo mi ha dato molto.
D’impatto, mi viene da dire che Schubert è, molto più di altri e per i quali sarebbe più prevedibile dirlo, un compositore molto “inquietante”: proprio nel senso che, anche quando enuncia una melodia dolce e pacifica o un tema delicato e tranquillo, mi trasmette al contempo qualcosa di ombroso e sfuggente. Non mi riferisco solamente alla sonata di poco sopra, ma più in generale alla sua musica. Un po’ come quando Schumann disse di Chopin “cannoni sotto i fiori”, di Schubert direi “il buio dietro il sole”. Come una smorfia di tensione, che cerca di rannicchiarsi dietro un sorriso bonario; o una sorta di alito freddo dietro l’orecchio nel pieno di un momento di pace.
Mi torna alla mente una frase della cantante, Björk, “la musica non è questione di stile, ma di sincerità”. La musica schubertiana è molto ambivalente: estremamente schietta ed eloquente da un lato, quanto metaforica, diciamo, dall’altro. La rassegnazione che percepisco quando ascolto l’apertura della Sonata D960 è qualcosa che non riesco a togliermi di dosso, dalle orecchie. Questo tema così morbido, semplice e pulito, mi riporta al contempo un sapore di accettazione “passiva”, arresa, umile di un destino già tracciato a chiare linee.
Schubert è capace, con lo stesso motivo, di evocare luoghi molto reali e terreni, quanto piani molto più elevati e lontani. La prima volta che ascoltai in disco la Sonata in La minore, interpretata dal sommo Radu Lupu, ad esempio, rimasi sconvolto dalla ripresa del secondo tema, nel primo movimento: quell’aura di semplicità popolare dello stesso tema, nell’esposizione, si trasforma in qualcosa di ultraterreno, sognante ed elevato, al suo richiamo in La maggiore, nella ripresa. Questo canto pare uscire timidissimo, quasi un po’ controvoglia, obbligato dalla forma sonata, e dal punto più intimo dell’io. E’ quasi una preghiera, detta a proprie parole, innocente e con un velo di vergogna. Una sorta di risveglio lento da un sogno che non si vorrebbe lasciare.
E di nuovo, nella D784 io stesso ho percepito un aspetto della musica pianistica di Schubert che Luca stesso ha sottolineato: il suo “camerismo”, se così si può dire, la sua vicinanza con la scrittura dei quartetti o dei lieder, a volte addirittura ai limiti della trascrizione. Questo aspetto pone non di rado notevoli punti interrogativi con la tastiera, poiché non sempre è realmente possibile evocare certe sonorità con il pianoforte (e questo aumenta a sua volta lo strazio/struggimento nei confronti delle composizioni stesse). Diversi passi di questa Sonata hanno richiamato a me sonorità d’arco (il motivo iniziale, così essenziale e legato, espresso con le mani all’ottava, ne è chiaro esempio) o anche di fiati e di voci. Soltanto il finale può essere considerato un po’ più pianistico seppure non manchino tessiture adatte a un possibile trio o a una linea di canto con accompagnamento.

Un’altra cosa di cui mi sono accorto, è che la musica pianistica di Schubert non cerca facili virtuosismi, non ama gli effetti fini a loro stessi, non è, lo dico alla Ciammarughi, “biedermeier”. In un contesto musicale come il primo romanticismo, dove i grandi dominatori della tastiera solcano gli orizzonti (e i palchi dei teatri, o i tappeti dei salotti più in voga), Schubert percorre e traccia una strada tutta sua, coraggiosamente. Non ama le parafrasi, gli studi da concerto, le cascate di note e le scritture “di bravura”. Trova il suo nutrimento in un terreno in cui l’eloquio narrativo è il fattore predominante. Schubert si fa cantastorie, narratore di frivole situazioni salottiere quanto di ritiri al limite dell’ascetico. E’ qui che sento quella sua profonda radice del canto, quella sua voce bianca. E’ qui che mi accorgo dell’agilità melodica e della disinvoltura costruttiva e discorsiva. Cose che un po’ più avanti adotterà il già citato Brahms, il quale odierà a morte i funambolismi dei lisztiani e cercherà nel riappropriarsi di forme più classiche e convenzionali o in un riesumato rigore contrappuntistico (seppur d’ispirazione tardoromantica) i punti di forza della sua poetica musicale.
Così pare essere anche Schubert, che fra terra e cielo, inquietudine e riposo, rarefattezza ed intensità rinuncia a tutto ciò che sembra non essergli necessario, curandosi invece di portare avanti l’essenza, l’anima indispensabile della musica.

Come se ciò fosse poco!


Alla prossima!
Andrew

Collaborazione con Le Salon Musical

Recentemente ho avuto il piacere di instaurare una collaborazione con due interessanti riviste di musica classica ed operistica: Le Salon Musical e L'Ape Musicale.
Sono veramente contento di questa novità perché mi consentirà di scrivere anche al di fuori da questo mio blog personale (anche se condividerò sempre gli articoli anche qui).

Ringrazio Alessandro Cammarano e Matteo Pozzato di Le Salon Musical, e ringrazio anche Roberta Pedrotti, direttrice de L'Ape Musicale, per avermi accolto fra i collaboratori delle loro riviste. 
Sono certo che sarà una bella esperienza!

Lascio i link delle pagine facebook e dei siti internet di entrambe le riviste:

Non mi dilungo oltre. Nel prossimo post condividerò l'articolo che ha inaugurato la mia collaborazione con Le Salon Musical, a proposito di....

A presto!
Andrew

venerdì 22 giugno 2018

Recensione di "Notturni rossi" da parte di Gian Luigi Bonardi (su ilmiolibro.it)

Dopo neanche due giorni dalla mia recente pubblicazione, sul sito ilmiolibro.it un iscritto di nome Gian Luigi Bonardi ha scelto di leggere la mia raccolta di poesie e di stenderne una libera recensione, che ho molto apprezzata, soprattutto perché non me la sarei proprio aspettata così alla svelta!

Non mi dilungo -come al solito ho poco tempo, uffa!- ma vi lascio QUI il link dove è possibile leggerla.
Vi comunico anche che, qualora vi piaccia l'idea, una recensione potete farla anche voi. Se non ho capito male, su ilmiolibro.it si ha la possibilità di leggere una copia digitale gratuita del mio libro (essendo fra le nuove proposte) con la clausola di scrivere poi una libera recensione.

A presto!
Andrew

mercoledì 20 giugno 2018

Nuova pubblicazione: "Notturni rossi"

Oggi parlo di qualcosa che mi riguarda in prima persona. Dopo ben 8 anni dalla pubblicazione di Mùrmure, la mia prima raccolta di poesie (potete trovare QUI delle informazioni utili, se volete), ho deciso di ripetere questa esperienza e di pubblicarne un'altra. 

Si chiama Notturni rossi. E' una passeggiata più o meno lunga e più o meno tracciata; un'opera che ho creato in poco tempo e senza troppo pensarci su. In ordine cronologico sarebbe la mia quinta raccolta di poesie: un paio restano private, ed un'altra, antecedente a Notturni rossi, sul punto di pubblicarla l'ho percepita incompleta e un po' irrisolta, ed ho quindi preso del tempo per lasciarla maturare e rivederla a tempo debito.

Ho voluto espressamente, in Notturni rossi, togliere qualunque possibile istinto di rendere prestabilito, progettato o poco spontaneo il tutto. Le poesie contenute sono prevalentemente degli ultimi 18-20 mesi, ma altre vengono anche da molto lontano. Ascoltando l'estro e "la pancia", sono andato a ripescare cose "vecchie" ma ancora attuali, che ho inserito o rivisitato.
Non voglio dilungarmi con le mie parole. Preferisco lasciarvi un estratto della prefazione, scritta da Marco Greppi, e lasciarvi un link dove poter guardare meglio l'opera e, perché no, acquistarla:

"[...] Il percorso di lettura che ci propone l’autore non è causale, piuttosto sincronico, quasi alchemico, laddove, partendo dal movimento di passeggiate si arriva alla multiformità entropica dei brandelli consunti e macerati dal fumo e nell’alcol utilizzato come catalizzatore nella soluzione alchemica di questa Rubedo. Ed è “quest’ultima” fase che conferisce colore e aggettivo ai Notturni; in cerca di una finale energia e, contemporaneamente, esplodendo di passione e di sangue; notturni inevitabilmente rossi forse per cercare il rosso della rivoluzione, della ribellione verso attimi persi. Notturni rossi, perché rosso è, tra tutti, il colore intermedio tra il bianco e il nero, tra la presenza e l’assenza."

QUI potete trovare la pagina del sito ilmiolibro.it dove eventualmente visionare ed acquistare la raccolta.
Vi lascio anche l'immagine estremamente essenziale che ho scelto come copertina:

A presto, e fatemi sapere se vi piace!
Andrew

venerdì 19 gennaio 2018

"Lettere da Endenich": una riflessione su Robert e Clara Schumann

Recentemente ho avuto la fortunata occasione di vedere un mio articolo pubblicato sul blog di Classicaviva: una sorta di riflessione-recensione dopo il libro "Lettere da Endenich", letto agli inizi di Dicembre scorso. Il piccolo volume riporta le lettere degli ultimi anni di Robert Schumann una volta internato al sanatorio di Endenich appunto, nonché quelle della moglie Clara e di personaggi a loro vicini come Johannes Brahms o Joachim. L'articolo che ho scritto osserva da altri punti di vista queste corrispondenze, e si pone qualche interrogativo a riguardo senza alcuna pretesa di avere ragione o di avere la verità fra le mani, ma soltanto come spunto di riflessione.

E' possibile leggere l'articolo QUI.

Sono veramente contento di questa chance di collaborazione con un blog così importante, e sono sinceramente grato all'amico Luca Ciammarughi, per aver accolto l'idea e per avermi concesso questo spazio di espressione. [E' bello quando l'Arte, che sia musica o altro, avvicina, connette o permette di fare incontrare persone che, altrimenti, non si conoscerebbero nemmeno. E' bello ma anche molto importante: troppo spesso il senso della individualità allontana la forza di una coesione, anche quando è costituita da elementi differenti. Perché ogni distanza è comunque una possibilità di legame, un'occasione di arricchimento e di confronto.]

A presto!
Andrew

giovedì 30 novembre 2017

"Sulle condizioni della poesia, oggi"

Dopo la ri-edizione di "Mùrmure" su ilmiolibro.it, ho deciso di partecipare agli articoli che, su tale sito, possono essere redatti e pubblicati al fine di creare confronto e avvicinamento fra gli autori. Uno degli argomenti proposti riguardava i motivi per i quali la poesia oggi abbia così poca attenzione del pubblico e così poca risonanza fra i lettori e le proposte editoriali. Ho deciso di scrivere una mia idea -un po' astrusamente, ma del resto era passata l'una di notte da un bel po', non riuscivo a dormire, e quindi non ero proprio bello pimpante- e le mie impressioni, così, un po' "a caldo", che condivido anche QUI, affinché possa essere visibile anche fuori dal sito stesso. 

Qualora vi andasse di dirmi la vostra, o di segnalarmi la vostra presenza sul sito o altro, scrivetemi qui come commento, o in privato. Sarà bello incontrare altre persone interessate!

A presto!
Andrew

venerdì 17 novembre 2017

La mia silloge "Mùrmure" ora è disponibile anche su ilmiolibro.it!

Finalmente sono riuscito a ri-editare la mia raccolta di poesie del 2010, "Mùrmure", anche dal sito ilmiolibro.it!

Sono passati ormai 7 anni abbondanti da quando creai questa silloge (in un tempo brevissimo, nonostante quasi tutte le poesie siano state scritte in un arco di 10 mesi), e per quanto non mi riconosca più in un certo modo di scrivere o di descrivere, ho sempre creduto sia un'opera che abbia avuto la sua importanza, il suo ruolo "vitale" per me: segna una tappa, una svolta da un periodo per me nient'affatto sereno, durato tre anni buoni, la mia uscita e una sorta di mio ritorno alla vita dopo un lungo stato di apparente "apatia" (se vogliamo, anche una depressione mai presa veramente per tale).
E' una raccolta di poesie piuttosto dirette e molto immaginative, ricca di metafore e visioni. Ma è anche una sorta di percorso personale che, con il senno attuale, sembra quasi una fase di contrappasso o di purgatorio per liberarmi da certi pesi e certi tormenti dell'animo.

Non voglio dilungarmi troppo perché amo più parlare di concerti, arte e di altro che di me. Ma per chi volesse, ora è più facile -nonché veloce e meno dispendioso in spese di spedizione!- regalarsi questa mia raccolta.

Per chi volesse, è possibile acquistarla QUI

la nuova copertina
Spero possiate interessarvi in molti! Sono comunque a disposizione per chi volesse farmi domande o altro prima di un eventuale acquisto.

A presto!
Andrew

venerdì 25 gennaio 2013

Murmure

Approfitto del nuovo blog per linkare anche qui la mia raccolta di poesie del 2010, dal titolo "Murmure ovvero Il rumore delle cose non dette". 
Di tempo ormai ne è passato, ed io stesso, quando mi capita fra le mani, sfogliandolo me ne accorgo. Ciononostante ricordo bene cosa ho vissuto, cosa pensato, in cosa credevo o credevo di non credere, come guardavo alla vita. La notte che si fa giorno ed il giorno che diventa buio, il sogno che riflette lo spazio per respirare pienamente, il sole vuoto, l'oscurità come magma, come materia plasmabile dalle proprie mani...
Il mese di Ottobre 2010 è stato il momento in cui sono riuscito, in occasione di un evento artistico che selezionò alcune mie poesie, a riprendere poco alla volta in mano la mia vita, ad uscire da uno stato di immobilità e imperturbabilità apparente: una forma di depressione. Mai "curata", forse mai realmente ammessa, se non a posteriori. Murmure è la testimonianza di questo periodo di vita, una traccia, un'impronta digitale che, diversamente, il tempo nonh avrebbe portato, da solo, con sé.
Murmure era un nome che esisteva da ben prima di Ottobre, ma che l'apatia ha trascinato con la memoria per mesi, fino a che non mi fu offerta, in quell'occasione artistica, di portare con me eventuali mie opere. E fu per questo che ripresi in mano le cartacce, gli appunti, le cose scritte qui e là; che diedi loro un ordine e una organizzazione, un nome, un perché.
Murmure è una fetta del mio passato che porto con me. Una sorta di "punto focale", uno dei tanti epicentri che, se ci ripenso, hanno fatto muovere i miei passi.
Ecco il link dove è possibile acquistarlo:



A presto,
Andrew